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Salute

Salute Lazio? Lavori in corso!

Nasce la sesta casa della salute della provincia di Roma, la decima nel Lazio. Con un certo ritardo rispetto alle previsioni si cerca di dirottare risorse, giustamente anche nell’ottica del risparmio, verso il territorio, rispetto ai servizi ospedalieri. La storia ci racconta che alcune case della salute hanno sostituito gli ospedali e questo ha preoccupato i cittadini che vedono sparire servizi che gli erano prima garantiti. I ritardi sono all’ordine del giorno e anche se sembra un ottima idea i dubbi sono molti. Alcuni dei servizi partono prima, altri partiranno. A Zagarolo per esempio è pronta l’assistenza di base, ma partiranno più tardi la diagnostica per immagini, la degenza, il primo soccorso e la sussidiarietà dei cittadini stessi nel progetto, sotto forma di volontariato, prevista nel progetto ministeriale. Seguiamone gli sviluppi parlandone con Gabriele Salvi Consigliere Comunale con delega alla Sanità.

 

di Claudio Auriemma

 

450.000 € è l’impegno economico stanziato dalla Regione Lazio per l’istituzione della sesta casa della salute della Provincia di Roma e decima nella Regione stessa.

Con l’inaugurazione avvenuta recentemente, nel nostro territorio apre un altra casa della salute dopo le altre 5 già aperte in provincia di Roma.

Siamo certamente in un chiaro ritardo rispetto alle promesse della giunta Zingaretti che già nel 2014 parlava di 48 nuove aperture ma pare siamo molto lontani da quel risultato.

Per fare chiarezza sulla necessità delle Case della Salute, bisogna capire bene come funziona l’erogazione dei fondi per il sostentamento del sistema salute nel Lazio.

La spesa Regionale è divisa circa a metà tra finanziamento ai poli ospedalieri e i restanti fondi che vengono destinati ai servizi sul territorio, come poli ambulatoriali, ASL ed altri servizi destinati all’assistenza dei cittadini residenti.

Nell’ottica di un risparmio sulla spesa Sanitaria regionale, si è pensato, nel lontano 2006, per voce dell’allora Ministro della Salute Livia Turco, di soddisfare le esigenze dei cittadini di cure non urgenti, o particolarmente importanti, grazie ad uno strumento più agile e più economico di avvicinamento del cittadino alla sanità. Decongestionando quindi l’assistenza ospedaliera e garantendo un risparmio alla Regione sugli oneri delle prestazioni, visto che l’impegno economico richiesto dai poli ospedalieri è sicuramente più importante.

inaugurazione

Un Momento dell’inaugurazione del 10 di giugno

Riconosciamo che l’idea è a dir poco giusta e condivisibile. Ormai sono continui i casi di lunghissime liste di attesa per esami ospedalieri o le attese nei pronti soccorsi. É ovvio che questo, non è degno di un paese civile e un rimedio andava cercato e proposto dagli amministratori. Sembra quindi che l’idea della casa della salute sia effettivamente la risposta migliore a questa esigenza.

Parte quindi la programmazione economica per la realizzazione di queste case e piano piano alcune se ne realizzano, ma certo il ritardo che si accumula è mastodontico. I progetti che dovevano nascere già nel 2014 sono quasi tutti inevasi e ad oggi vediamo sorgere solo 10 case della salute nella Regione Lazio.

Inoltre molte di queste Case sono state inaugurate ma hanno visto, o stanno vedendo con molta lentezza prendere forma i servizi promessi, ed intanto i cittadini aspettano.

Molto dello scetticismo nato intorno alle case della salute nasce dal fatto che i cittadini vedono un continuo ridimensionamento delle strutture ospedaliere nel loro territorio. Molte di queste prendono forma di nuove case della salute e la sensazione è quella che vengano tolti servizi, piuttosto che garantirne di nuovi.

Abbiamo voluto parlarne, in occasione della recente inaugurazione della Casa di Zagarolo, con il Consigliere al Comune di Zagarolo con delega alla Sanità Gabriele Salvi.

CA: Dott.Salvi abbiamo inaugurato il 10 di questo mese la nuova casa della salute di Zagarolo, la sesta di una serie di strutture immaginate sin dal lontano 2006 per decongestionare i servizi ospedalieri e puntare più sul territorio. Il 50% della spesa della salute del Lazio viene investito sui servizi ospedalieri e il restante 50% ricade sul territorio. Puntiamo al territorio quindi?

gabriele salvi

Gabriele Salvi, Consigliere Comunale a Zagarolo con Delega alla Sanità

GS: Assolutamente. L’obbiettivo è proprio quello di cambiare il modello di Sanità. Non più una Sanità “ospedalocentrica” ma una Sanità diffusa sul territorio. Che punta molto sull’assistenza di base. É questo quello che dovrebbe fare la casa della salute. Il primo supporto che il cittadino dovrebbe trovare quando si affaccia al mondo della Sanità. Ancora prima di rivolgersi all’ospedale o agli specialisti. Un recupero della sana medicina di base che dovrebbe essere da guida nelle scelte future per eventuali successivi approfondimenti.

CA: vedo però che lei raccontandomi il presupposto, usa un condizionale. Mi dice “dovrebbe” e proprio questo condizionale suscita la mia curiosità. Adesso magari andremo ad approfondire l’uso di questo condizionale. Intanto dopo aver letto le linee guida edite dal Ministero per la realizzazione delle case della salute, leggo che l’idea nasce per dare servizi ad una popolazione di circa 10.000 abitanti. La casa appena inaugurata a Zagarolo, da un pezzo apparso su Quotidiano Sanità.it ne vuole servire circa 80.000, ovvero circa 10 Comuni, circa 8 volte la normativa ministeriale. Non è un po surdimensionata? Inoltre il Ministero, sempre nelle sue linee guida prevede l’apertura della Case della salute 24 ore su 24. Nel caso della casa di Zagarolo invece vedo che apre alle 7 della mattina e chiude alle 20 e il sabato riduce il suo orario di apertura alle 14, vero?

GS: Si le indicazioni sono quelle. Il Sabato attiveremo un ambulatorio festivo. Si chiamerà “Ambufest” proprio per questo, non è al momento attivo ma è previsto nei servizi. Aprirà quindi anche il Sabato dalle 10 alle 20. Gli orari di apertura è vero che prevedono la copertura delle 24 ore, ma quando non ci sono gli ambulatori, c’è la guardia medica, la copertura H24 è garantita dalla guardia medica che avrà sede proprio nella casa della salute di Zagarolo.

CA: Io vedo un certo atteggiamento restio da parte dei cittadini che vedono chiudere servizi ospedalieri o li vedono trasformarsi in case della salute e non sono sempre sicuri che gli verranno garantiti gli stessi servizi. Sempre il Ministero indica che le case della Salute debbano coprire 4 aree di intervento, infermieristico, assistenziale breve degenza, medicina di base, psicologico oltre che accogliere le proposte del volontariato e l’interazione con i cittadini. Sono coperte queste aree nella casa della salute di Zagarolo?

GS: Si, intanto nella casa di Zagarolo abbiamo un fattore importante che è la degenza infermieristica. Avremo a disposizione 10 posti letto dove poter curare malati che non hanno necessità di immediato ricovero in ospedale, oppure che, dopo essere stati ricoverati in ospedale hanno bisogno di ulteriore assistenza giornaliera, ma che è inutile gravi sulle degenze ospedaliere. Il vantaggio sta nel fatto che i costi per il SSN nella casa della salute sono molto più bassi di quelli del ricovero ospedaliero e il risultato è lo stesso. L’obbiettivo è quello di dare di più al territorio in modo che l’ospedale funzioni meglio.

CA: tra l’inaugurazione e la messa a regime della casa in questione quanto passerà? Quanto personale è previsto presti servizio in quei locali?

0_itGS: dovrebbero passare veramente pochi giorni. I 16 medici di medicina generale sono già pronti a prendere servizio, le strutture ci sono e sono già funzionanti. Nelle Unità di Cura Primaria è prevista la presenza di un medico e di un infermiere e partirà tutto a breve termine. Per quello che riguarda l’unità di primo soccorso invece ci sarà un po da aspettare, come anche per la degenza bisognerà aspettare qualche tempo. Gli operatori ci sono e si sono resi disponibili.

CA: tra le mail che mi arrivano in redazione mi ha colpito molto la mail di un nostro lettore e cittadino di Zagarolo, che riporto “ La nostra Costituzione, per quanto io sappia, contiene ancora il principio di sussidiarietà. Quello per cui per senso civico e solidarietà i Cittadini possono associarsi per dare una mano, col volontariato, a bisogni della casa comune che la collettività non può finanziare. E qui c’è di mezzo la salute, la nostra. Quella per cui lamentiamo i danni della privatizzazione ! Se interpreto bene, in positivo questa Casa deve potersi aprire e consentire ai Medici di tutto il territorio, non solo di Zagarolo, di utilizzarla al meglio creando man mano le sue funzioni. Se per fare ciò occorre il sostegno di Cittadini del territorio almeno proviamoci, invece di stare a guardare che passi il cadavere del nemico. Possiamo creare una APS cioè una associazione di promozione sociale che provveda a sostenere il lavoro dei medici con le aperture, le pulizie, la piccola logistica, il centralino, le informazioni, la vicinanza e l’aiuto a chi soffre in spirito di pietas civile ed in pieno Civismo, cioè oltre le idee e le formazioni politiche. Si può fare. Piccoli turni di 4/5 ore per coprire tutto il giorno per sette giorni la settimana. Servono sei turni al giorno. Cioè, per iniziare: 42 persone. Anche da Palestrina, Cave, San Cesareo, Gallicano … eccone uno: Astengo Emanuele

Sembra scritta leggendo il progetto delle case della salute. Avete già considerato, come da progetto, l’integrazione delle vostre proposte con il sostegno del volontariato, delle associazioni e dei cittadini?

GS: In tutta onestà, questa fase ancora non è stata considerata. Per ora non viene ancora presa in considerazione. Per fare questo bisognerà interagire probabilmente con la ASL in primis e successivamente con i servizi sociali, ma è un ipotesi al momento non considerata. Ci è sembra giusta la proposta anche perché la casa della salute nasce come servizio “socio-sanitario”, quindi non solo relativo alla salute ma anche alla socialità. Lì il cittadino dovrebbe trovare assistenza anche per problemi sociali e non solo fisici. Quindi è una proposta molto interessante visto che è anche prevista.

CA: il Ministero lo prevede, quindi credo sia molto importante considerarlo

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GS: La casa della salute è in realtà un contenitore di proposte. Più cose possiamo inserire al suo interno e più i servizi ai cittadini sono garantiti. Deve garantire prima di tutto i servizi di base. Facendo il medico di base, so che la cosa più importante è la risposta a quelli che sono i disagi dei cittadini per essere indirizzati verso esami più o meno approfonditi per risolvere i propri problemi. Nel caso ce ne sia necessità faremo da tramite con l’ospedale per eventuali integrazione con gli esami che non possiamo fare in loco.

CA: Sembra tutto positivo, ma allora quali sono i motivi per cui alcune di queste case non soddisfano le richieste dei cittadini ed alcune non funzionano?

GS: la mancanza di personale. Tutto ruota intorno alla presenza del personale, mancando quello tutto il castello cade. Se non si trova un accordo tra medici e ASL per svolgere alcuni servizi, sono questi i problemi del malfunzionamento di alcune delle case della salute. L’idea è buona ma deve essere supportata dal personale. Noi possiamo pure prevedere di ridurre l’accesso all’ospedale in modo indiscriminato, ma per fare questo dobbiamo investire sul territorio, quindi c’è necessità di fondi. Se si inizia questo processo, si risparmierebbe molto e diventerebbe un circolo virtuoso. I soldi che ricadono sul territorio sarebbero molti meno di quelli destinati ai servizi ospedalieri, ma ci vuole un investimento iniziale e la volontà di farlo. Inoltre in questo modo funzionerebbe anche meglio l’ospedale che sarebbe meno affollato e potrebbe garantire meglio i suoi servizi.

CA: come intendete risolvere la diffidenza dei cittadini verso questo modello di intendere la sanità?

GS: credo l’unico modo sia quello di farla funzionare, quello è l’unico biglietto da visita. Che il cittadino arrivi alla casa della salute e trovi quello che si aspettava di trovare.

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Uno di quelli che ancora, nonostante tutto, ci stanno provando. Del resto il mondo lo hanno fatto quelli che ci hanno provato.

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