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Quando la Bara Passò….

E si, pare che quando passi una bara, la musica è buona. Perché i nostri amministratori vogliono costruire ed investire energie e risorse in un grande triangolo della morte? Perché vogliono costruire cimiteri ed inceneritori sempre più grandi e che coprano le esigenze di cremazione e sepoltura di un sempre più vasto numero di abitanti? Semplice perché ogni salma che passa, paga una tassa. Questo però, fa far cassa ai Comuni, ma non piace ai cittadini che vedono il loro territorio dequalificato diversamente dai loro desideri e respirano le polveri che vengono dai camini di quei forni. Andiamo a scoprire cosa c’è dietro.

 

di Claudio Auriemma

 

Rocca Priora tempio crematorio a disposizione di 6Milioni di abitanti. Gallicano nel Lazio, cimitero di 120.000 loculi con annesso forno crematorio. San Cesareo, forno crematorio.

Come sia diventato un business, quello della morte, tanto che i Comuni dell’area Prenestina stanno investendo risorse e energie per lottare contro i cittadini e i comitati contrari alla nascita di nuovi cimiteri e forni crematori, è un mistero che ci ha affascinato fino al punto da volerlo approfondire. Dalla nostra curiosità, sono uscite notizie interessanti che spiegano per quali e quanti motivi, i nostri amministratori locali, sono disposti a sacrificare le bellezze del territorio che amministrano, in cambio di soluzioni diverse per “svilupparlo” e farlo “progredire”. Tra queste, notiamo spiccare la continua proposta di edificazione di nuove opere funerarie mastodontiche che identificherebbero il territorio in modo molto chiaro e caratterizzerebbero le nostre zone, in un modo che non proprio a tutti i cittadini sembra stia bene. Le opere vengono difese dalle amministrazioni come poco impattanti, sicure e che creeranno nuovi posti di lavoro. Ma i cittadini ci vedono poco chiaro e si uniscono in un coro di NO!

carrozza funebreNel 2010, al varo della sua legge finanziaria, l’allora Ministro Tremonti, tuonava, dall’alto della sua posizione istituzionale, che la Cultura non avrebbe dato da mangiare alla popolazione del paese Italia. Senza però considerare che una delle ricchezze maggiori del nostro paese siano proprio la Cultura, il Paesaggio e il Turismo. Tanto è che, ai dati dell’epoca, per ogni Euro investito nel settore culturale, l’impatto (diretto, indiretto e indotto) sul sistema economico era di 2,49 euro. Ma questo dato sembrò sfuggire al Ministro.

Facendo proprie le parole del Ministro, oggi, magari con un po di ritardo, i nostri amministratori hanno deciso di trovare metodi alternativi al paesaggio e alla cultura per fare cassa. Preferiscono puntare sul mattone, in alcuni casi, che con i suoi oneri di urbanizzazione versa sempre belle risorse economiche nelle casse comunali, oppure, gli amministratori più creativi hanno scoperto nuovi metodi di far soldi.

Tutti noi, chi prima chi dopo, siamo costretti a fare il grande passo ed andare a miglior vita. Ciò non significa che smettiamo di essere contribuenti. Anche l’ultimo viaggio verso il luogo che ospiterà le nostre spoglie ha il suo costo. E pare anche che non sia un viaggio così a buon mercato.

Dovete sapere, o forse già sapete, che il D.P.R n° 285 del 10 settembre 1990, disciplina molto chiaramente quelli che sono gli oneri per il trasporto di salme all’interno dei territori comunali. Le norme riguardano sia i residenti nel Comune in cui verranno tumulati o inceneriti, come anche i residenti in altri Comuni che hanno necessità di transitare in un Comune diverso per raggiungere il luogo del loro eterno riposo, o il luogo dove saranno cremati.

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In particolare l’articolo 19 di suddetto D.P.R ed in particolare il suo punto 3 recita “i comuni di partenza e di arrivo del trasporto possono imporre il pagamento di un diritto fisso la cui entità non può superare quella stabilita per i trasporti di ultima categoria svolgentisi nel territorio comunale.”

Tradotto significa che per attraversare il territorio comunale con una salma bisogna pagare una tassa. Abbiamo chiesto ad un addetto ai lavori di raccontarci per quale motivo il “caro estinto” sembra essere diventato un business per le amministrazioni.

Siamo con Cristina Fabrini, proprietaria della omonima agenzia funebre:

CA: Cristina, perché le amministrazioni Prenestine propongono progetti di cimiteri e forni crematori a carattere comprensoriale? Ne abbiamo bisogno? Prevediamo epidemie locali nei prossimi anni? Oppure dietro c’è qualche affare?

CF: l’affare del “caro estinto” è un affare proprio perchè non ci si può esimere dal farlo. Vengono fatte continuamente delibere che vanno ad incidere sul regolamento di polizia mortuaria dove si mettono sempre più balzelli desueti ed anche inutili a parer mio, sono tasse o balzelli che servono solo a fare cassa ovviamente. Se un Comune mi dice che per attraversare il suo territorio con una salma devo pagare una tassa, cosa faccio non lo attraverso?

Facciamo degli esempi concreti oggi per attraversare il territorio di Zagarolo bisogna pagare 150 €, lo stesso a Palestrina grazie a una determina datata 1 gennaio. Costituzionalmente è legale, quindi ogni Comune può mettere la sua tassa sul transito di un cadavere. Addirittura Rocca Priora applica una tassazione di 400€ a passaggio salma, con una determina di circa due anni fa. Non è forse fare cassa?

(per correttezza dobbiamo evidenziare che il dato relativo a Rocca Priora, in realtà è errato. Il dato si riferisce al Comune di Montecompatri, che ha scelto di applicare questa tariffa a causa della presenza sul proprio territorio dell’Ospedale San Raffaele, fonte di numerosi decessi.)

 

La tendenza ultimamente è quella di inserire o aumentare le tasse di passaggio salma. Se sei residente le tasse sono più basse ma si alzano nel caso il corpo venga da un Comune diverso. In ogni Comune compaiono tasse sul trasporto defunti che prima non esistevano, per questo si progettano strutture funerarie

Molto bene. Adesso si capisce bene per quale motivi si progettano opere funerarie faraoniche. Quante più salme passano meglio è. Ai dati forniti dalla Sig.ra Fabrini dobbiamo aggiungere che ad oggi per esempio il Comune di Gallicano nel Lazio, non prevede una tariffa per l’attraversamento del proprio territorio. Vedremo se questo cambia nei mesi successivi.

Quindi è tutto chiaro. La crescita esponenziale, in barba ai bisogni e alla salute dei cittadini, della progettazione di nuovi forni crematori e cimiteri comprensoriali nasce dal fatto che potendo servire un territorio molto vasto, sopratutto con le cremazioni si fa tanta cassa. Se “nonno”, per fare un esempio, muore ad Avellino piuttosto che a Frosinone, è raro si scelga di effettuare la sepoltura a Rocca Priora, ma cremarlo e riportarlo indietro è possibile. Il comune fa cassa, i parenti sono contenti e i cittadini hanno in cambio fumi di non chiara salubrità, territorio devastato e caratterizzato, turismo compromesso e progetto di sviluppo territoriale ben delineato. E non ci vengano a raccontare che chi porta un defunto a cremare poi fa shopping o si mangi una pizza. E inoltre quei 4 posti di lavoro sono troppo pochi per decidere autonomamente il futuro di un territorio, che ricordo essere a vocazione agricola e culturale.

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Uno di quelli che ancora, nonostante tutto, ci stanno provando. Del resto il mondo lo hanno fatto quelli che ci hanno provato.

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