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Ambiente

Il Transatlantico che ci affonda

TTIP_Foto_Sujet_Handel.2015-05-28-16-18-46Spiegare il TTIP non è cosa facile. Per farlo abbiamo voluto approfittare, biecamente, del lavoro fatto da uno dei massimi esperti di questo trattato internazionale dal quale il nostro paese ha tutto da perdere e ben poco da guadagnare. Per chi ama leggersi il pezzo sul GP cartaceo può andare a pag. 45 di questo link. Dario Tamburrano, che ci ha aiutato in questa operazione con il suo WIKI TTIP, è Europarlamentare M5S – Membro e Coordinatore della Commissione ITRE (Industria, Ricerca, Energia e Telecomunicazioni) ed è uno degli unici esponenti politici che si sta battendo oltre frontiera, nella difesa della nostre frontiere. Stavolta, quelle commerciali, che ci garantiscono unicità e prodotti di qualità. Prodotti che, oltre alla cultura e al turismo, sono il petrolio di questa nazione.

Grazie a lui siamo in grado di spiegarvi facilmente e per punti cosa esattamente questo trattato vuole da noi e quali sono i “vantaggi” che avrebbe il nostro paese a sottoscriverlo. Partiamo dall’inizio:

La NATO del commercio. Cos’è il TTIP

Il TTIP é un accordo commerciale di libero scambio – viene definito il più grande trattato commerciale della storia – in corso di negoziazione fra Stati Uniti ed Unione Europea. Se verrà approvato, cambierà in modo considerevole la vita di tutti e di ciascuno. L’acronimo sta per “Transatlantic Trade and Investment Partnership“, accordo transatlantico sul commercio e sugli investimenti.

Il TTIP mira ad abolire quanto più possibile le barriere tariffarie e le barriere non tariffarie fra USA ed UE, così creare un grande mercato in cui le merci, i servizi, gli investimenti possano circolare liberamente. Questo, dicono USA ed UE, moltiplicherà gli scambi fra le due sponde dell’Atlantico, e quindi farà crescere il PIL: dunque il TTIP è un albero della cuccagna.

7Tuttavia gli stessi fautori del TTIP stimano che esso comporterà un aumento del PIL europeo da prefisso telefonico (0,03% all’anno) e uno studio di impatto indipendente attribuisce al trattato effetti addirittura negativi sull’economia europea.

Le barriere tariffarie sono i dazi che si pagano alle frontiere. Quelle fra USA ed UE sono già molto ridotte e di solito inferiori al 3%

Le barriere non tariffarie invece sono numerose e molto significative, e la loro abolizione o riduzione é il vero obiettivo del TTIP.

Le barriere non tariffarie fondamentalmente sono:

  1. gli standard tecnici dei prodotti e i regolamenti che presiedono alla loro produzione, spesso diversissimi fra USA ed UE: per questo motivo varie merci made in USA non sono accettate nell’UE e viceversa
  2. le barriere sugli investimenti
  3. qualsiasi legge o normativa che possa influenzare il libero commercio di un prodotto o di un servizio

Adesso le merci prodotte negli USA rispondono a standard diversi rispetto alle merci omologhe prodotte nell’UE: vale per le auto (sono diverse le luci, i limiti di emissioni di anidride carbonica, le cinture di sicurezza), il cibo, i rossetti, i prodotti chimici… Vale praticamente per tutto. Gli standard europei, in linea generale, sono più attenti alla protezione della salute e dell’ambiente.

Uniformando gli standard, la medesima auto, il medesimo prodotto chimico, il medesimo rossetto potranno essere venduti sia negli Stati Uniti sia nell’Unione Europea.

Gli Stati Uniti accetteranno mai di adeguarsi in tutto e per tutto agli standard europei? Sembra proprio che non ne abbiano la benché minima intenzione. Dunque, verosimilmente, il TTIP modificherà gli standard di cibo, rossetti, prodotti chimici, auto eccetera che produciamo e che troviamo in commercio. E’ uno dei motivi per cui il TTIP cambierà in modo considerevole la vita di tutti e di ciascuno.

Il TTIP può essere definito “strategico” per chi lo ha proposto in quanto, data l’enorme mole degli scambi che esso regolamenterebbe, indurrebbe tutto il mondo ad uniformare gli standard dei prodotti a quelli che USA ed UE hanno stabilito per facilitare i loro scambi commerciali. Verrebbe così mandato un segnale di unità e di supremazia a Paesi come la Russia e la Cina. Del resto, il sottosegretario generale della Nato Rasmussen nel 2013 ha definito il TTIPuna Nato economica

Il più importante segreto europeo

plenary-session-ttip-June-10-no-to-TTIPL’inizio delle trattative é stata annunciata nel giugno 2013 dal presidente Obama e dall’allora presidente della Commissione Europea Barroso. Finora (ottobre 2015) si sono svolti undici round di negoziati, ciascuno dei quali della durata di una settimana e dedicati ad un tema specifico – dalle questioni fitosanitarie all’energia, dai servizi agli investimenti. Le trattative proseguiranno in dicembre. Le trattative dovevano concludersi entro il 2014; in pratica sono ancora in alto mare e il testo del TTIPin uno scenario ottimistico” sarà pronto nel 2016.

Negoziati a porte chiuse

Cosa stiano dicendosi le delegazioni di UE ed USA e a quali accordi siano già arrivate, non lo sa nessuno. Non abbiamo neanche gli ordini del giorno delle riunioni o l’elenco di coloro che partecipano agli incontri. Le due parti concordano sul fatto che la riservatezza giova al buon andamento del negoziato.

Wikileaks ha addirittura posto una taglia di 100.000 euro sul testo del TTIP, definendolo “Europe’s most wanted secret“, “il segreto più ricercato dell’Europa“: con l’aggettivo “wanted” si indicano i criminali cui la polizia sta dando la caccia. Ma sarebbe meglio dire che il testo del TTIP è il segreto più importante d’Europa, perché il trattato (se sarà approvato) cambierà la vita di tutti noi.

Al massimo uno 0,03% di PIL in più, un aumento irrisorio

USA ed UE dicono che il TTIP porterà crescita economica ed aumento dei posti di lavoro. Ma nessuno ha una sfera di cristallo. Nessuno è in grado di dire con sicurezza quali saranno gli effetti del TTIP. Gli economisti cercano di avere un’idea del suo impatto attraverso l’uso di modelli.

Un modello é una rappresentazione della realtà in termini astratti e matematici che consente di fare proiezioni sul futuro. In pratica, si prende un computer, lo si “istruisce” mediante un programma che riproduce i fenomeni, i processi e i parametri dell’economia, gli si dà in pasto un database di dati economici e gli si domanda cosa accadrà in futuro se si cambiano alcuni parametri: in questo caso, se diminuiscono le barriere doganali tariffarie e non tariffarie fra USA ed UE.

 

Messi tutti i numeri nella macchina scopriamo che questi studi hanno però dimostrato una realtà molto preoccupante. Si dice in realtà che gli effetti diretti ed indiretti del TTIP faranno aumentare il PIL europeo non più dello 0,03% all’anno. Appena. E questo – è bene ricordarlo – avverrà in cambio della perdita di sovranità da parte degli Stati e di radicali mutamenti alle caratteristiche delle merci che siamo abituati a produrre e consumare.

Ciò significa che da qui al 2027, grazie a questo trattato internazionale, la famiglia europea media formata da quattro persone avrà a disposizione al massimo (scenario 2 in versione estrema) circa 45 euro in più al mese, cioé 11,25 euro in più al mese per ogni persona. Significa un aumento del PIL europeo pari dallo 0,27 al 0,48% al 2027 che tradotto significa un aumento del PIL non più dello 0,03% all’anno

Gli effetti collaterali

Veniamo adesso alle vittime del fuoco amico del TTIP.

Dagli studi realizzati dalle commissioni risulta che la nascita del trattato possa favorire due componenti assolutamente negative: la diminuzione degli scambi commerciali fra gli Stati membri dell’UE, oltre che la distruzione, fra USA ed UE, di un milione di posti di lavoro.

Questo perchè le esportazioni UE verso gli USA aumenteranno del 28,03% e le esportazioni USA verso l’UE aumenteranno del 36,57% . Questo però parallelamente all’intensificazione degli scambi EU-USA, produrrà una riduzione degli scambi all’interno dell’UE. Ovvero: il commercio con gli USA crescerà anche a spese del commercio intra europeo, che sarà particolarmente sensibile nei settori relativi a veicoli a motore, prodotti chimici, macchinari elettrici, metalli. Questo causerà una sostanziale perdita di posti di lavoro, come accadde all’epoca di un altro trattato importante il NAFTA. Secondo le promesse dei politici, sarebbe stato anche quello un albero della cuccagna. L’allora presidente statunitense Clinton diceva che il NAFTA avrebbe creato 200.000 posti di lavoro all’anno. Invece, negli USA, ha distrutto 700.000 posti di lavoro netti. Inoltre Il NAFTA ha fatto diminuire i prezzi dei beni di consumo ma, al netto di questo, ha fatto perdere il 12,2% del salario al lavoratore statunitense non laureato.

Perchè c’è interesse nel firmare il TTIP?

La necessità di stipulare il TTIP viene giustificata dalla Commissione Europea attraverso uno studio d’impatto che è come chiedere all’oste se il suo vino è buono e che perdipiù tratteggia per l’UE diversi svantaggi e vantaggi soltanto irrisori. Uno studio d’impatto effettuato con altri criteri disegna invece netti svantaggi per l’Europa e per i lavoratori europei. Perché allora l’UE vuole stipulare il TTIP e anzi lo ritiene strategico?

I nostri governanti vogliono il TTIP perché l’Unione Economica e Monetaria, che ci viene venduta come il momento più alto di realizzazione della nostra identità europea, di un nostro comune progetto europeo, in realtà è il momento più infimo del nostro asservimento all’ideologia e agli interessi statunitensi gli Usa hanno bisogno di un mercato di sbocco perché, da potenza declinante, stanno perdendo potere di signoraggio sui mercati internazionali

 

 

 

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Informazioni su Claudio Auriemma

Uno di quelli che ancora, nonostante tutto, ci stanno provando. Del resto il mondo lo hanno fatto quelli che ci hanno provato.

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