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Eventi, Arte e Cultura

L’eterna lotta tra l’ombrello e San Lorenzo

Un progetto artistico di arredo urbano nato nel 2014, cerca con forza di resistere allo sguardo vigile e contrario di una Chiesa che vuole un suo momento di visibilità destinato a raccogliere intorno a se le migliaia di credenti che la sostengono. Operazione condivisibile e sacrosanta. Risulta invece stonata la mancanza di dialogo che alberga tra le due realtà che rende impossibile il dialogo tra le due forze culturali del paese e che gli impedisce di confrontarsi per trarre delle soluzioni condivise. Soluzioni che potrebbero permettere a tutti di vivere iniziative legate al mondo della Fede come a quello del Turismo e del Commercio, linfe vitali per la vita della Comunità nel suo intero.

 

di Claudio Auriemma

 

Via Fabrini, in Zagarolo, collega due punti strategici della antica città, anzi potremmo dire dell’antico Borgo. Piazza Indipendenza, dove sorge il sontuoso Palazzo Rospigliosi, centro delle attività culturali del Paese e la Chiesa di San Lorenzo. Due edifici storici ed importanti che si fronteggiano, come in una perenne sfida. La Cultura da una parte e la Fede dall’altra. In mezzo ci sono le anime. Anime dei cittadini che hanno necessità di ambedue le cose Fede per credere e Cultura per crescere.

 

Via Fabrini sotto gli Ombrelli

Via Fabrini sotto gli Ombrelli

Dall’estate dello scorso anno, prendendo spunto da un’installazione artistica gemella realizzata ad Agueda, cittadina del Portogallo, l’associazione Commercianti del Centro Storico “I tre Borghi” propone di colorare il cielo di via Fabrini con un installazione simile realizzata con ombrelli di tanti colori che riempiono la strada di riflessi, ombre, luci e vivacità cromatiche. Pare piacciano molto ai turisti e conferiscono alla strada un suo particolare aspetto. Via Fabrini, si trasforma, durante l’estate, nella strada con gli ombrelli, sostituendo addirittura la sua toponomastica, non ce ne voglia il martire stimatissimo. Ci si da appuntamento sotto l’ombrello.
Il racconto del progetto, oggi completamente autofinanziato dai commercianti stessi,  ce lo narra Marcello Cicchinelli, che ne è il principale attore e ci ha spiegato come il suo progetto, una volta portato in giunta, nel 2014, ha riscosso un bel 50% di dissenso e di pareri contrari alla realizzazione della nuova iniziativa, causato dalle solite pigrizie e dalla difficoltà ad abbracciare le novità proposte dai cittadini. Parte degli abitanti sono stati contrari per non si sa bene quale motivo. Probabilmente sarebbe andato a destabilizzare il dormiveglia al quale erano abituati. Ma il nemico peggiore, il progetto, lo ha avuto in uno di quei due Palazzi storici che si fronteggiano. La Chiesa e la Confraternita di San Lorenzo, che organizza i tre giorni di festa dedicati al Santo. La macchina di San Lorenzo non può passare sotto a quegli ombrelli, necessita di un ingombro in altezza maggiore e di conseguenza, opposizione al progetto stesso.
Senza nulla togliere alle celebrazioni religiose che consideriamo Cultura al pari di altre forme espressive in quanto rappresentano la vera voce del popolo, ci piacerebbe che si possa trovare un punto di incontro tra Sacro e Profano. Che le due Anime fondanti la nostra comunità si incontrino e si abbraccino. Che si rispettino. Una non può e non deve vivere in mancanza dell’altra e nessuna delle due forze coesive del paese si deve sentire migliore o più autorizzata dell’altra, chi per motivi economici chi per motivi celesti.
É cosa chiara che la macchina di San Lorenzo proposta dalla Confraternita non è un antica tradizione dei luoghi, ma un volontà della stessa Confraternita di avere un momento di visibilità nel corso dell’anno. Ma questo è rispettabile e condivisibile, ma deve avvenire nel rispetto delle altre realtà che quotidianamente lottano nella speranza di veder crescere ogni giorno di più il luogo dove vivono e lavorano.
Se gli ombrelli sono incompatibili con il passaggio della macchina di San Lorenzo, basta sedersi ad un tavolo e cercare di ovviare al problema in modo che tutte e due le realtà possano convivere, questo nell’interesse di tutti.
Il Borgo di Zagarolo, nella nostra concezione si deve trasformare sempre di più in un salotto, anche con un cielo colorato, perché no, dove alla concezione del centro commerciale come viene spesso inteso,  si sostituisce la cultura del centro commerciale diffuso. Che vive e attraversa le vie del paese.

Non abbiamo più bisogno di nuovi centri commerciali ma abbiamo bisogno dei commercianti con le loro vetrine aperte. Non ci sarà l’aria condizionata, ma sarà un esperienza umana che arricchisce molto di più delle rassicuranti mura prefabbricate di quel “non-luogo” destinato a passeggiate domenicali e scarsi acquisti.

 

 

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Informazioni su Claudio Auriemma

Uno di quelli che ancora, nonostante tutto, ci stanno provando. Del resto il mondo lo hanno fatto quelli che ci hanno provato.

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