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Ambiente, Eventi, Arte e Cultura

Eremita, Resiliente o saggio?

vive in una grotta a San Vittorino. Non si riconosce in uno stato che rende ricattabili le persone e pertanto ha rinunciato alla sua pensione. Con soli 130 Euro mensili riesce a portare avanti la sua esistenza dignitosamente. Uno dei massimi esempi di resilienza, ovvero la capacità di un individuo di adeguarsi al cambiamento del mondo circostante in modo armonico. Vive con poco in un posto umile circondato dai suoi animali e dalle persone che lo amano. Non per questo ha smesso di fare cultura.

 

Di Lucrezia La Gatta – per cortesia di Tiburno.tv

 

Impegnato nel sociale, Mario Dumini è conosciuto principalmente per le sue proteste ed i suoi saggi. Vive immerso nel verde, a circa un chilometro dall’antico borgo medioevale, a stretto contatto con la natura. La meditazione e la solitudine sono alla base delle sua esistenza, ben lontana dalla vita frenetica delle città.

Ha lavorato per anni nel settore delle ristrutturazioni edilizie, conducendo una vita normale accanto alla moglie. Ma il contatto come volontario con il sistema carcerario e degli istituti di igiene mentale lo hanno portato ad allontanarsi dalla società e dal “sistema Stato” in cui non si riconosce. “Lo Stato è forte con i deboli – ci spiega – con questa mia scelta ho voluto smettere di alimentare il sistema con le mie tasse. Non voglio pensioni, non voglio essere ricattabile”.

Mario Dumini Ph. Lucrezia La Gatta

Mario Dumini Ph. Lucrezia La Gatta

Da qui la scelta estrema di cambiare vita rinunciando anche al suo matrimonio: Ha preferito restare a Roma – dice –siamo comunque in ottimi rapporti“. Da circa vent’anni il suo unico sostentamento ammonta a circa 130 euro mensili, guadagnati facendo da badante per anziani e persone in difficoltà. Nella sua abitazione non c’è elettricità, se non un unico cavo per la radio: una condizione che gli permette di impiegare il suo tempo nella lettura, nella scrittura e nella meditazione. Mario Dumini, in profondo rispetto verso la natura e gli animali, fino a poco tempo fa si cibava solo dei prodotti che la terra gli offriva: “Negli ultimi mesi ho avuto poco tempo a disposizione per curare l’orto, per via dei progetti che sto portando avanti – continua a spiegarci – Ma non smetto di seguire una dieta vegana”. Attualmente vive con quattro gatti selvatici a cui è molto legato e, anni fa, come “animale domestico” aveva un cinghiale: “Purtroppo, dopo averla liberata, è stata uccisa da un cacciatore di zona”, racconta tristemente.

Il suo impegno per il sociale lo ha portato a scrivere saggi, pubblicati grazie a delle collette organizzate da un piccolo gruppo di sostenitori, “gli amici della grotta”, i quali ogni tanto si recano da lui per meditare e digiunare. L’eremita si è fatto riconoscere soprattutto per le sue proteste in Vaticano, accompagnato da cartelloni provocatori nei confronti della Chiesa, la quale viene ritenuta distante dai bisognosi. L’interesse nei confronti del sistema carcerario gli è valso, il 2 ottobre scorso, il “Premio della Nonviolenza”, un riconoscimento ottenuto a seguito della presentazione del progetto “Consulta carceraria del Lazio, diritto al rispetto”.

La gente è portata a pensare che la mia sia una vita difficile, fatta di stenti, ma solo così si può essere veramente liberi”, conclude.

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