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Ambiente, Eventi, Arte e Cultura

Stop ai Lavori! Quella Chiesa non s’ha da fare

Le guerre si sa, sono fatte da tante piccole o grandi battaglie che si possono vincere o perdere. A seconda del risultato raggiunto possiamo segnare un punto sulla nostra lavagna o toglierne uno. In questo caso è stato il Comitato difesa del Territorio a segnare un punto positivo nel proprio medagliere. La Soprintendenza Archeologica del Lazio ha deciso che non è proprio il caso di edificare nulla su una Villa Imperiale di epoca Romana. Almeno per il momento. Noi come Gallo Parlante, ci siamo occupati della lunga battaglia condotta da Comitato per la salvaguardia della Villa di Cesare a pag. 14 del magazine. Nel Comunicato che ci hanno mandato, ci spiegano inoltre che non bisogna abbassare la guardia ma quello che è accaduto segna un punto di svolta. Difendere il territorio da nuova speculazione edilizia non è facile ma neanche impossibile. Vi riassumiamo gli ultimi sviluppi

 

di Comitato Difesa del Territorio Colli Prenestini e Castelli Romani

 

Dopo proteste, presidi, memorie, lettere ed esposti, convegni, incontri e una costante informazione verso i cittadini. Il Comitato di Difesa del Territorio raggiunge oggi un obbiettivo importante per il quale ha lottato tanto, da lungo tempo e con molta energia. La difesa di quello che dovrebbe essere un patrimonio nazionale, cercando di allontanare progetti di edilizia di “pubblico interesse” e privata che avrebbero gravato sull’area della villa imperiale di epoca Romana che fu di Cesare e successivamente di Massenzio a San Cesareo.

Una vittoria che non è solo degli appartenenti al Comitato ma una vittoria di tutti e soprattutto della cultura italiana e di quanti credono nella tutela e la valorizzazione di quelli che sono i veri beni di questo Paese. La ricchezza vera della comunità che, se utilizzata, può essere una strada per un rilancio economico diverso.

Un Rendering della futura Chiesa dedicata a San Giuseppe, così come immaginata dall'archietetto che ha redatto l'ultimo progetto

Un Rendering della futura Chiesa dedicata a San Giuseppe, così come immaginata dall’Architetto che ha redatto l’ultimo progetto

Arriva oggi finalmente il parere negativo della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, in riferimento alla realizzazione del complesso Parrocchiale di San Giuseppe. L’intervento andrebbe infatti a ricadere in area tutelata per legge.

Viene tra l’altro imposta una fascia di rispetto di 100 metri intorno ai ritrovamenti. Vengono inoltre imposti saggi e scavi preventivi prima di ogni eventuale ed ipotetica autorizzazione alla costruzione di nuovi manufatti.

Le motivazioni dei vincoli imposti risiedono nel fatto che l’intervento comporterebbe un rilevante impatto paesaggistico negativo rispetto al contesto interessato. A sottolineare l’inedificabilità di opere su tali reperti, arriva anche la nota della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio che, facendo proprie le motivazioni del diniego della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, esprime, anch’essa, parere negativo.

Si nota con piacere anche la risposta della Soprintendenza alla lettera che il Comitato, in data 22/12/2014, ha indirizzato al Ministro Franceschini e collaboratori. Nella missiva a firma della Dott.ssa Calandra, soprintendente per i Beni Archeologici del Lazio, in cui si ribadisce il diniego ufficiale all’autorizzazione per la realizzazione del complesso Parrocchiale, si legge anche un impegno formale relativo alla richiesta di un finanziamento per la salvaguardia dei resti.

Raggiungere questo risultato non è stato facile e la battaglia non è ancora finita. Giunge oggi un’apertura al dialogo da parte del Comune di San Cesareo verso le proposte del Comitato. Meglio tardi che mai, direbbe qualcuno, anche se in realtà un dialogo lo si cerca dal lontano 2013. Lo scopo era quello di creare un percorso più partecipato, così da giungere a delle soluzioni e ad una progettualità capace di guardare a lungo raggio, al futuro, e non solamente ad un miope interesse immediato.

Intanto però, il Comitato non può fare a meno di notare che ancora non arrivano da parte delle istituzioni interessate e dal Comune stesso, risposte a delle formali richieste formulate nei termini di legge.

Il percorso quindi non è ancora concluso. Resta da colmare il vuoto di un vincolo indiretto, imposto per legge, ma non ancora apposto; resta da verificare il definitivo ritiro del progetto riguardante la lottizzazione privata; resta la salvaguardia e la messa in sicurezza di ciò che rimane degli incredibili mosaici rinvenuti, valutarne il reale stato di conservazione o di abbandono e di conseguenza capire i costi per una loro riqualificazione. Vanno inoltre identificate le responsabilità che hanno portato alla perdita di un capitale storico come i mosaici stessi, nel caso risultino deteriorati. Va immaginata inoltre la creazione e la realizzazione di un progetto condiviso e compartecipato con i cittadini, che veda finalmente il complesso imperiale come polo di interesse culturale, storico ed artistico, in grado di restituire lavoro, dignità e valore al territorio.

 

 

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