stai leggendo...
Senza categoria

Numero 1 del Gallo Parlante, L’editoriale

Nasce oggi il Gallo Parlante su supporto cartaceo dopo essere diventato una testata giornalistica.

Abbiamo voluto fare questo passo in avanti o meglio questo salto nel buio, in un momento in cui l’editoria in Italia non vive uno dei suoi momenti più floridi. E questo perché ci siamo resi conto che nella comunicazione locale c’è un vuoto.

I giornali che parlano di territorio presentano principalmente avvenimenti di cronaca o di sport, mentre manca nel panorama editoriale locale una testata che proponga invece un modello di sviluppo diverso da quello che ci ha portato al difficile punto di non ritorno al quale siamo arrivati oggi. Il progresso tecnologico, che avrebbe dovuto eliminare le diseguaglianze sociali, ha finito per aumentarle, con il risultato che, allo stato attuale, siamo tutti più poveri rispetto a qualche anno fa. E la tendenza non sembra per nulla attenuarsi.

Il Gallo Parlante propone e racconta un mondo più sostenibile e da spazio a chi da tempo lavora sul territorio proponendo uno sviluppo diverso basato sulla fruizione turistica e culturale. Allo stesso tempo guarda con sospetto lo sviluppo industriale di un’area che ha già dato molto in questo senso, quella dei Monti Prenestini.

L’esperienza Gallo Parlante nasce già nel settembre 2013 quando fu creato un blog, ilgalloparlante.org, nato dall’esigenza di comunicare le iniziative di chi quotidianamente spende parte del suo tempo a difendere attivamente il territorio. Successivamente ci siamo accorti che era uno strumento indispensabile da mettere a disposizione, non solo di un Comitato di cittadini, ma di una comunità più vasta. Un nucleo sempre più grande di persone che hanno a cuore la crescita sostenibile di una delle aree più importanti a ridosso della Capitale, l’agro Romano Antico.

Questa necessità ci ha suggerito di trovare il modo di allargare il nostro bacino di utenza.

In questo primo numero abbiamo voluto dedicare ampio spazio in apertura di giornale al tema del consumo del suolo, un tema che nel Lazio conosciamo bene. In Toscana si vara una legge regionale per limitarlo, ma qui da noi gli oneri per le urbanizzazioni dovute ai Comuni da parte dei costruttori sono un efficace metodo per risanare buchi in bilancio. Da qui via libera al sacco del territorio regalato ai privati per pagare le bollette. Ma quel territorio è bene comune, non è proprietà dei Sindaci che dovrebbero invece tutelarlo e trasformarlo in risorsa della comunità.

La Toscana sembra averlo capito ed infatti a novembre vara una legge che limita il consumo di suolo in quella Regione:

“Una legge di profonda svolta, e non scontata, che mette la Toscana all’avanguardia nelle politiche del governo del territorio. Con questa legge la Toscana potrà andare a testa alta nel dibattito nazionale e essere di esempio”.

Così si è espresso il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, sulla nuova legge approvata verso la fine dello scorso anno. La legge regionale n° 65 del 10 novembre 2014. Una legge sul governo del territorio. Riformando la legge urbanistica del 2005, pone un chiaro diniego al consumo di nuovo suolo, proponendo la riqualificazione invece dell’esistente e tutelando il territorio agricolo da trasformazioni non agricole

Un impegno per tutelare il territorio per le prossime generazioni. Toscana quindi come Regione innovatrice rispetto alla tendenza nazionale. Ma quale è la tendenza nazionale? Per accertarlo ci facciamo dare un aiuto dall’ISPRA, che ha pubblicato un rapporto sull’argomento.

Il suolo è lo strumento necessario a garantire la produzione agricola e zootecnica destinata al fabbisogno alimentare dell’uomo, ma non va neanche dimenticato che è lo spazio sul pianeta dove far crescere strumenti di mobilità e insediamenti produttivi. Non da ultimo è anche la dimora ed il rifugio di una moltitudine di altre forme viventi che hanno tutto il diritto di usufruirne al pari del genere umano.

Dal rapporto dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), risulta che 70 ettari di territorio ogni giorno vengono divorati dal cemento, 8 metri quadrati al secondo. Però nello stesso momento, secondo i dati ISTAT, in Italia sono circa 7 milioni le case vuote, sfitte o invendute. Continuare a cementificare può significare mettere a repentaglio la vita e la salute delle persone e del territorio. Basta pensare alle frane e alle alluvioni che hanno caratterizzato i mesi precedenti. Si corre poi ai ripari affrontando miliardi di euro di spesa per ricostruire e cercare di recuperare i danni all’ambiente. Pura follia

Lo scorso novembre anche l’ex Ministro Mario Catania ha proposto un legge dove chiedeva di puntare su recupero e riuso di ciò che è già costruito, senza ulteriore cementificazione e specialmente in aree agricole e chiedeva inoltre il divieto di utilizzo degli oneri concessori per finanziare la spesa corrente dei Comuni. Una delle principali cause quest’ultima della svendita del territorio alla speculazione. Pare che in questo senso qualche piccolo passo sia stato fatto ma dobbiamo ancora vedere quando i decreti andranno in vigore e i risultati che produrranno.

Annunci

Informazioni su Claudio Auriemma

Uno di quelli che ancora, nonostante tutto, ci stanno provando. Del resto il mondo lo hanno fatto quelli che ci hanno provato.

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

SFOGLIA IL GIORNALE – 16 DICEMBRE 2016

ABBIAMO GIA’ DETTO:

PROMO

PROMO

Informazione Pubblicitaria

PROMO

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: