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Ambiente, Eventi, Arte e Cultura

Continuiamo a navigare in Cattive Acque

Carlo Ruggiero ci accompagna alla scoperta della Valle del Sacco. Delle nefandezze compiute in una valle destinata ad essere sacrificata in nome della politica e della falsa industrializzazione, ormai in parte scomparsa, a chi prometteva posti di lavoro pretendendo in cambio la salute dei cittadini come merce di scambio. L’autore lo fa attraverso il racconto di chi vive in quei luoghi. I racconti di persone comuni ci svelano un modello di sviluppo fallimentare seguito successivamente da altri modelli di bonifica altrettanto allarmanti.

 

di Claudio Auriemma

 

Carlo Ruggiero

Carlo Ruggiero

Quello di Carlo Ruggiero è un libro che non vuole essere un inchiesta ma vuole essere un viaggio alla scoperta dell’assurdità di come si è arrivati a distruggere la valle del Sacco seguendo un modello di sviluppo, alla luce di oggi, imbarazzante.

l’industrializzazione nella bassa valle del sacco nacque grazie alla cassa del mezzogiorno che ha promesso lavoro alla popolazione di quelle terre in cambio di condizioni di vita al limite del disumano.

Addirittura si arrivò a deviare anche il percorso dell’autostrada, portandola dall’agro pontino all’agro romano, per permettere un industrializzazione esagerata che avrebbe garantito un bacino elettorale ad alcuni famosi politici dell’epoca che avevano il loro feudo in ciociaria.

Oggi l’eredità di quelle scelte, derivate da un perenne ritardo occupazionale sono sotto gli occhi di tutti. La proposta fu: lavoro in cambio della salute. In poche parole vendere l’anima al diavolo per poter crescere i propri figli. Una scelta senza nessuna via di scampo. In questa formula di scambio impari risiede l’assurdità di questo modello di sviluppo fallimentare che ci ha portato dove siamo oggi, creando una regressione nello stile di vita della famiglia media fino all’inverosimile.

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Questo è stato possibile grazie al fatto che lo stato e le amministrazioni hanno rilevato una bassa reattività sociale nelle popolazioni investite dal problema, per cui si è scelto di fare “Sacco del Sacco” grazie alla mancanza di attenzione critica della popolazione sul proprio territorio. Questo, unito al bisogno di occupazione, hanno fornito una ricetta vincente ad alcuni consentendogli di portare a casa il risultato previsto.

L’autore racconta questo triste periodo di sviluppo industriale di un area attraverso le storie raccontate da chi quella valle la vive, ci lavora, ci porta gli animali a pascolare oppure ci cresce i propri figli. Non solo il racconto delle discariche o degli inceneritori, e di un territorio che ancora oggi non vede il risultato di un opera di bonifica se non in piccola parte, ma tante piccole storie che accompagnano alla scoperta dell’assurdità che costringe una grande comunità di persone a convivere con 122 discariche che da 20 anni rilasciano percolato nel terreno inquinando le zone riparali del fiume sacco. 89 di queste discariche sono ancora attive e si possono incontrare percorrendo solo 87 km di fiume, parliamo ovviamente solo di quelle legali poi passeggiando sulle sponde del fiume se ne trovano a iosa.

Storie di come nell’orto di una signora che abita ad Anagni si sia trovata un alta percentuale di diossina. Storie di orti che si sono dovuti allontanare dal fiume perché sono vietate attività agricole sulle sponde del fiume per 100 metri di distanza dall’argine. Storie che raccontano l’abbattimento, forse inutile, di 7000 capi di bestiame che erano contaminati a causa di essersi nutriti di foraggio reperito sulle sponde del fiume. Dietro a questo abbattimento però si cela un progetto che nasconde ben altro, interdire la coltivazione, abbattere i capi di bestiame allo scopo di favorire la coltivazione di prodotti destinati alla biodigestione per alimentare il distretto “agroenergetico” che faceva parte del progetto di bonifica e rivalutazione della Valle del Sacco meglio noto come “MasterPlan” nel quale, di nuovo assurdamente, si voleva coltivare per poter produrre biogas da bruciare allo scopo di produrre energia. Un nuovo progetto dissennato nel quadro di una situazione dissennata.

Ma non solo, grandi società hanno proposto ai contadini, ormai privati della loro terra di affittarla, a prezzi stracciati, per impiantarci enormi distese di pannelli fotovoltaici. In Provincia di Frosinone ce né uno di addirittura 70 ettari. Trasformare quindi un terreno agricolo in un luogo di produzione di energia

La storia forse più emblematica di tutte quelle raccolte nel libro, è forse quella di “Annina”, storia che dimostra ancora una volta come gli abitanti di quella valle sono stati distratti dai problemi reali che il loro territorio aveva, approfittando della loro ingenuità. Annina ha circa 75 anni vive ad Anagni e le sue terre sono su un affluente del Sacco. Nel 2005, Annina pascola come sempre le sue vacche, quando ad un certo punto, dopo aver bevuto l’acqua di questo ruscello le vacche di Annina muoiono all’istante. L’immagine di quegli animali avvelenati dal cianuro è diventata una delle immagini simbolo della valle del sacco. Ma la cosa forse più importante è che Annina a distanza di anni è ancora convinta che ad uccidere quelle vacche non è stata un azienda, ma un suo vicino allo scopo di poter portare a pascolare le sue vacche sulla terra di Annina stessa. Lei non riesce a concepire che qualcuno possa distruggere la terra senza farla fruttare, lei è profondamente convinta che la terra deve garantire per sempre i suoi frutti.

A chi come Annina ha un pezzetto di terra, non bisogna portargliela via per metterci pannelli fotovoltaici che possono tranquillamente trovare spazio sulle superfici degli edifici, ma quella terra bisogna farla fruttare dandogli la possibilità di farlo.

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Informazioni su Claudio Auriemma

Uno di quelli che ancora, nonostante tutto, ci stanno provando. Del resto il mondo lo hanno fatto quelli che ci hanno provato.

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