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Eventi, Arte e Cultura

Domande scomode su una Villa scomoda

In un incontro di studio presso il Museo di Palestrina, vengono pubblicamente presentati i preziosi ritrovamenti effettuati durante gli scavi di Colonna e San Cesareo. Alcuni effettivamente più affascinanti di altri ma tutti ricchi di storia e di valore.

I reperti, giustamente trasferiti presso un Museo Archeologico come quello di Palestrina, vanno ad aggiungersi ad altri tesori trovati in zona e vivono una loro felice seconda vita dietro una teca per essere ammirati. Intanto i mosaici e i resti di uno dei luoghi dove sono stati ritrovati continuano a deteriorarsi sotto l’azione degli agenti atmosferici. Cosa prevede di fare la Sovrintendenza archeologica a tutela di una Villa Imperiale? C’è chi ha provato a chiederlo al latere di questo incontro, ma ha suscitato reazioni piuttosto stizzite.

 

di Claudio Auriemma

 

Il Museo Archeologico di Palestrina si arricchisce di una collezione di nuovi monili e gioielli recuperati nelle campagne di scavo archeologiche presenti nel territorio.
Questi tesori di eccezionale interesse e fattura, sono stati presentati ieri pomeriggio, presso lo stesso Museo, da una nutrita platea di oratori. Nel corso di una conferenza, a dire il vero molto tecnica, più di quello che ci si aspettava. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i ritrovamenti effettuati nella Necropoli di Colonna, in località Pian Quintino, che ha dato alla luce ben 170 sepolture circa, databili addirittura fino a 1000 anni prima di Cristo. Da alcune di queste tombe sono stati recuperati, monili di particolare pregio, quali fibule ed altri ornamenti che venivano inumati insieme ai legittimi proprietari, ed in particolare in una delle sepolture, è stata rinvenuta una collana di eccezionale valore appartenuta a quella che è stata definita come “La Dama degli Zaffiri”.

Diadema in Oro e Zaffiri rinvenuto nella Necropoli in località Pian Quintino a Colonna (particolare)

Diadema in Oro e Zaffiri rinvenuto nella Necropoli in località Pian Quintino a Colonna (particolare)

Un diadema in Oro con alcune pietre in vetro sul quale spiccano dei fantastici Zaffiri. Questo ornamento è stato centrale nel corso della conferenza ed ampiamente descritto ed analizzato. Ma gli scavi in zona non sono solo quelli di Colonna. Esistono cantieri di scavo tuttora in corso anche in altri territori. Sono stati presentati infatti, durante l’intervento del Dott. Alessandro Betori, Funzionario Responsabile di zona della Sovrintendenza Archeologica per il Lazio, anche i ritrovamenti effettuati presso la Necropoli in Località Colle Noce a San Cesareo. Per chi non lo sapesse, la necropoli in questione, seguita nei suoi scavi dall’archeologa Cristina Recco, è una Necropoli dove sono state rinvenute circa 170 sepolture che sorge lungo la stessa via Labicana e nell’immediata prossimità della Villa di Cesare e Massenzio, importante ritrovamento archeologico soggetto in questi giorni alla seconda seduta della conferenza dei servizi che dovrà decidere se sottoporre l’area in questione ad un importante progetto di edificazione Urbana. Del progetto di lottizzazione e della Villa,  abbiamo parlato in un precedente articolo.

Orecchini aurei ritrovati presso la Necropoli di San Cesareo all'interno della sepoltura numero 58 con pendenti in vetro e decorati da smeraldi risalenti alla metà del III secolo D.C.

Orecchini aurei ritrovati presso la Necropoli di San Cesareo all’interno della sepoltura numero 58 con pendenti in vetro e decorati da smeraldi risalenti alla metà del III secolo D.C.

Nella Necropoli di San Cesareo, prossima alla villa di Cesare e Massenzio, quella definita di Colle Noce, sono stati ritrovati reperti di evidente valore, ed in particolare in alcune delle tombe vediamo uscire alla luce un corredo aureo oltre che una splendida moneta. Inoltre, una delle sepolture ci regala un bellissimo paio di orecchini adornati di smeraldi. Niente da invidiare ad altri ritrovamenti.
Il racconto delle varie scoperte però è velato da un’aurea particolare. Il funzionario della Sovrintendenza, nel descrivere il sito usa termini che tendono a dare un quadro dubitativo sul valore di gran parte dei ritrovamenti. Citando testualmente, usa raccontare il sito evidenziando che:  “molti dei reperti non ci hanno impressionato”, “ è una necropoli destinata ad accogliere umili sepolture” “sono stati ritrovati semplici orecchini”.
Ci chiediamo per quale motivo tutto ciò che vive nell’area della Villa attribuita a Cesare debba avere vita così difficile. Progetti edilizi che la vogliono investire, scarsa comunicazione ai cittadini residenti sulla scoperta stessa e sul valore dei ritrovamenti fatti durante gli scavi in quell’area o nelle aree limitrofe.
Anche la collocazione geografica della Necropoli non è molto evidenziata durante la descrizione dei ritrovamenti, si tende ad identificarla con la località e non con la sua naturale connessione alla Villa Imperiale in questione.

Asse di Lucilla Augusta, figlia di Marco Aurelio, Moglie di Lucio Vero, 164 – 169 D.C. Utilizzato come obolo di Caronte

Asse di Lucilla Augusta, figlia di Marco Aurelio, Moglie di Lucio Vero, 164 – 169 D.C. Utilizzato come obolo di Caronte

Sembra insomma che ci sia un velato interesse nello svalutare i ritrovamenti in quell’area a fronte della necessità di privilegiare siti che, ci è stato spiegato, “hanno una priorità maggiore nel calendario della Sovrintendenza

Questo non è ovviamente passato inosservato agli attivisti del Comitato di difesa del Territorio Colli Prenestini e Castelli Romani, da sempre impegnati nella difesa della Villa di Cesare da eventuali progetti di edilizia privata o speculativa, che alla fine della conferenza hanno voluto porre alcune domande pubblicamente ai relatori per farsi chiarire come sia possibile che i reperti ritrovati siano decontestualizzati dal luogo di ritrovamento, senza che la sovrintendenza abbia ancora fornito una chiara politica di tutela di uno dei beni archeologici più importanti della Regione Lazio che si sta rapidamente deteriorando sotto l’azione degli agenti atmosferici, come chiaramente espresso dal proprietario del terreno.
Ci si aspettava dalla Sovrintendenza che rispondessero alle domande in modo pacato fornendo spiegazioni non dico esaustive ma almeno dimostrando una certa disponibilità, ma la reazioine è stata un altra. Si è istantaneamente creata un atmosfera di netto contrasto, come se le domande siano scomode o fuori luogo. Le istituzioni si sono trincerate dietro un “in questo convegno si parla di altro”, come se sperassero di ricevere solo domande a cui avevano piacere di rispondere, ma questo purtroppo non è detto che debba accadere necessariamente.

Gli attivisti del Comitato gli hanno fatto notare che manca informazione sui siti archeologici e che lo spogliarli dei ritrovamenti possa creare una disaffezione della popolazione verso quelle che dovrebbero essere le ricchezze del territorio. Ma è stato risposto che i beni rinvenuti devono necessariamente trovare spazio in Musei nazionali e che se non ci sono Musei locali non è colpa del Ministero ma delle amministrazioni che, nonostante vengano sollecitate, non si interessano di creare occasioni culturali ed espositive sul proprio territorio.
La risposta che però effettivamente ci è sembrata più assurda è quella resa dalla Dott.ssa Calandra, Sovrintendente per i beni Archeologici del Lazio. Quando un attivista gli ha fatto notare di aspettare ancora delle risposte alle richieste fatte alla Sovrintendenza, gli è stato risposto che l’unico mezzo con cui i cittadini possono avere notizie dalle istituzioni è quello di chiedere accesso agli atti, avvalendosi della legge 241 del 1990.

Un modo, a nostro parere, molto particolare di interpretare il concetto di trasparenza, come se fosse facile capire per un cittadino a quali atti bisogna accedere, vivendo nella speranza che, una volta capito cosa chiedere, poi gli venga risposto, visto che è facile notare una certa ritrosia da parte di alcune istituzioni a fornire risposte a chi fa domande.

 

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Informazioni su Claudio Auriemma

Uno di quelli che ancora, nonostante tutto, ci stanno provando. Del resto il mondo lo hanno fatto quelli che ci hanno provato.

Discussione

2 pensieri su “Domande scomode su una Villa scomoda

  1. Riflettendo sulle risposte fornite dalla D.ssa Calandra ci si domanda: visto che a sua detta non è compito della soprintendenza valorizzare il patrimonio archeologico, considerando che la stessa fa parte del MIBACT (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo), chi se ne dovrebbe occupare?
    Forse gli stessi condomini a cui, come da progetto, è affidata la manutenzione? VIva l’Italia!!!

    Pubblicato da Ivano Bruno | 9 dicembre 2014, 01:07
  2. Immagina le riunioni di condominio, di solito non riescono ad accordarsi sulla ditta che deve pulire le scale, figuriamoci salvaguardare la villa di Giulio Cesare. Per risparmiare, manderebbero Assuntina la “capera” a dare una spazzata ogni tanto e a togliere almeno le siringhe e le bottiglie di Peroni abbandonate

    Pubblicato da Claudio Auriemma | 9 dicembre 2014, 17:10

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