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L’Italietta 2.0 dove i poteri passano dal pubblico al privato

In una votazione disperata oggi si è svolta la solita commedia di nessuna arte della politica che ci condanna ancora una volta a fare un passo indietro. Oggi per L’Italia è un giorno di lutto. É stato approvato un decreto che certifica che il conflitto di interessi e una politica miope di sviluppo sono i principali ingredienti nella gestione della cosa pubblica

 

di Claudio Auriemma

 

157 voti contro 110, il progetto che voleva regalare il nostro paese a palazzinari e trivellatori e a chi rincorre gli incentivi statali per la produzione energetica è legge dello stato. Votato oggi al Senato, il famigerato decreto sblocca Italia ha visto la luce tra mille proteste di cittadini e Deputati ma non c’è stato nulla da fare. L’occasione era troppo ghiotta per fare affari.

Urlo-di-Munch-originale

Urlo, Edvard Munch, olio, tempera e pastello su cartone, 1893

Alta velocità, inceneritori in deroga alle conferenze dei servizi, trivellazioni marine, consumo di suolo, come potevano starne fuori. La selvaggia deregulation che regala il nostro futuro a pochi interessi privati è diventata legge dello stato. Abbiamo pubblicamente regalato ai privati quello che doveva essere difeso per costituzione. Il paesaggio, la ricchezza ambientale che avrebbe dovuto essere il motore di uno sviluppo turistico ed enogastronomico va tutto in secondo piano. Regna il modello economico che ci ha portati al punto in cui siamo in questo momento, nel punto più basso di una crisi economica senza precedenti. Ma a è da vedere se è veramente questo il punto più basso, forse non è difficile pensare ohe potremmo pure iniziare a scavare in modo da raggiungere livelli ancora più bassi.

Il saccheggio del paese va avanti e sembra inarrestabile. Tutti ci dobbiamo adeguare ad una silente ubbidienza all’industria malsana del cemento, dell’energia, del gas, del petrolio e dell’alta velocità, che serve solo a piccola parte della popolazione condannando la restante parte ad un immobilità furiosa ed indignata. Il paesaggio, la tutela ambientale passano a questo punto in secondo piano rispetto alla necessità di fare affari in barba a vincoli paesaggistici e archeologici. Le valutazioni di impatto ambientale delle opere? Solo carta straccia per non parare delle conferenze dei servizi, tanto a cuore a quei “comitatini” così chiamati dal nostro caro amato Premier. Insomma un operazione per fare cassa a breve termine in un ottica miope che condannerà le future generazioni a fare i conti con un ulteriore sfacelo del territorio.

Il decreto è ricco di parole come “semplificazione” che in realtà celano altre verità. Non si parla di semplificazione ma di elusione. In realtà la cosa drammatica di questo decreto è il fatto che sdogana e legalizza una volta per tutte il regime di conflitto di interessi rendendolo definitivamente parte integrante della gestione della cosa pubblica Italiana.

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Informazioni su Claudio Auriemma

Uno di quelli che ancora, nonostante tutto, ci stanno provando. Del resto il mondo lo hanno fatto quelli che ci hanno provato.

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