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Ambiente

Morire di Inquinamento a cinque anni

Sembra troppo crudele per poterci credere, ma purtroppo è così. La cronaca di questi giorni ci ha abituato, per chi riesce a farlo, alla strage di bimbi che muoiono quotidianamente sotto le bombe. Ma in questo caso non c’è nessuna guerra in atto. Lorenzo è morto in una guerra anomala, una guerra che non ci ha dichiarato nessuno, ne un paese straniero né un nemico in carne ed ossa. Il nostro nemico che si chiama inquinamento. Un inquinamento nato da una industrializzazione che sta strangolando un intera Regione, ma probabilmente un territorio ancora più vasto. Sviluppata grazie ad un ricatto: lavoro in cambio di salute. la speranza di poter sopravvivere in cambio della propria vita o di quella dei propri figli. Uno scambio che anche valutando le necessità ci sembra impari

 

Lorenzo non c’è l’ha fatta. Alla tenera età di cinque anni, come ha detto il Papà in un tweet “ ha deciso di diventare un angioletto”.
A soli tre mesi dalla nascita gli fu diagnosticato un tumore al cervello e da quel giorno a continuato a lottare contro la morte. Oggi si è spento, mettendo fine alle sue sofferenze.

luttoLorenzo è diventato uno dei simboli della lotta contro l’inquinamento di Taranto e non solo. É il simbolo di tutte le lotte contro qualsiasi forma di inquinamento, dovunque essi siano. L’immagine di Lorenzo e il racconto della sua straziante storia raccontata dal padre durante una manifestazione qualche anno fa ha fatto il giro del mondo. Certo i Principi del Foro ci spiegheranno che non ci sono nessi documentabili tra l’ILVA o l’inquinamento causato da altre aziende e il tumore di Lorenzo e noi non possiamo far altro che accettare questa giustificazione. Ma rimane il dubbio di una famiglia che lavorava e viveva intorno all’ILVA da generazioni e che a mano a mano si è ammalata del medesimo problema. Ci rimane comunque il dubbio che una Mamma, sotto quei camini abbia respirato fumi che potessero generare cambiamenti genetici come quello che ha condannato Lorenzo. I Social Network ovviamente sono in fermento. Non sono mancati i messaggi di vicinanza e di sostegno alla famiglia, ma il grido unico era quello di bonificare e risanare un territorio che continua a mietere vittime.

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