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Garbage Tales, ovvero storie di scarti viaggiatori

Raccontando questa storia, viene alla mente un famoso romanzo di Jerome K. Jerome, che forse alcuni di noi ricorderanno di aver letto in gioventù e di stravolgerne il titolo modernizzandolo in “tre buste in macchina”.
La nostra storia si svolge a Rocca Priora, uno dei paesi a cavallo tra i Monti Prenestini e i Castelli Romani che ancora non ha fatto il grande passoAffrontare seriamente il problema rifiuti e proporre ai propri cittadini una vera raccolta differenziata porta a porta. Fanno bella mostra di se per le vie cittadine, le varie campane e i cassonetti per la classica raccolta differenziata che non riescono a risolvere il problema. Oltretutto non vengono neanche svuotate regolarmente rischiando di diventare un insulto alla buona volontà del cittadino che, dopo essersi autosensibilizzato, decide di partecipare attivamente ad un sano ciclo dei rifiuti. I Protagonisti di questo racconto sono infatti proprio delle buste, buste che contengono i nostri scarti quotidiani, ovvero la  plastica, altezzosa e cosciente della ricchezza che può generare, il nobile vetro, antico sovrano delle confezioni alimentari, dall’alto della sua spocchia, guarda agli altri rifiuti con sufficienza, la carta, veicolo di informazione e come tale nobilitata da questa funzione, l’indifferenziato che ci ricorda che ciò che si crea nulla può distruggere e per ultimo lo scomodo e maleodorante umido. Il fratello minore della catena del riciclo, colui che ci rammenta quotidianamente che è ora di buttare i nostri scarti.

 

di Elisa Memeo

 

Mi chiamo Elisa, ho 38 anni, 2 figli. Vivo a Rocca Priora, per l’esattezza nella frazione di Colle di Fuori, da circa 25 anni. Lavoro “regolarmente” da precaria da quasi 5 anni, così come regolarmente pago le tasse e tutti i servizi di cui usufruisco. Sono attiva in un Comitato per la difesa del territorio dei Colli Prenestini e dei Castelli Romani. Sono in buona saluta ed in piena capacità di intendere e di volere.

Mangio, bevo, dormo e vado tutti i giorni al bagno. Sono felice. Ho un problema però: per quanto io mi sforzi di ridurre, riciclare, riutilizzare e riusare (le famose 4 erre), continuo a produrre rifiuti. Questo, ne sono consapevole, non è un problema che riguarda solo me e la mia famiglia, ma è una piaga che prima o poi, se non cambiamo strategie e abitudini sociali e personali, ci seppellirà tutti. Quindi, senza addentrarmi in questa sede, sulla necessità  di una rivisitazione dei rifiuti nei termini di risorsa, vorrei arrivare direttamente al nocciolo della faccenda. Una premessa necessaria e sufficiente la vorrei però esternare: non mi candido alle elezioni e non ho amici o parenti in lista.  Detto ciò torno al mio personale problema: io i rifiuti li separo! Cioè “faccio la differenziata”, ossia metto la carta con la carta, la plastica con la plastica, il vetro con il vetro, l’umido in compostiera e il residuo a parte. Semplice, no? E’ la base, l’abc. Non mi costa fatica, lo faccio quasi con passione e lo insegno ai miei figli. E’ una mia scelta personale e cosciente in quanto a Rocca Priora non viene effettuato ancora il servizio di raccolta porta a porta. Esistono e resistono le famose campane, si, quelle ormai in disuso quasi ovunque nel resto del mondo civile, proprio loro.

Noi a Rocca Priora abbiamo le campane. Mi correggo: “noi a Rocca Priora abbiamo le campane sempre piene”. Il problema è questo: non riesco a buttare la differenziata. Esco in cerca di fortuna con la macchina carica di plastica, carta, vetro e secco e, se la caccia alla campana è stata fruttuosa, torno a casa “solo” con la plastica, altrimenti con due o più materiali. Il secco no, con il secco mi impongo la legge della giungla: solo il più forte vince. Spesso riesco ad essere più forte del cassonetto e, prepotentemente, spingo il sacchetto all’interno e vinco la partita con l’indifferenziato! Mi consola? No, non mi consola affatto naturalmente, anzi, mi altera, molto, moltissimo. Allora torno a casa, prendo la macchinetta fotografica, il foglio, la penna (wow come un vero fotoreporter!) e esco di nuovo per il “campana’s tour”: Via di Valle Clementina = due cassonetti per l’indifferenziato (di cui uno inutilizzabile, in quanto mancante di manico e pedale per l’apertura) e una campana per la plastica: entrambe le tipologie sono costantemente piene. Via Valle della Giumenta = due cassonetti, una campana per la carta, una per il vetro, una per la plastica: se ti dice bene riesci a buttare secco e vetro. Via Michele Lega = svariati cassonetti e campane per la carta, quindi, forse, riesci a liberarti anche di quest’ultima. Cammina, cammina e arrivi fino a via Fonte della Tegola = indifferenziato, carta e plastica: cosa mi era rimasto? ah si, la plastica! Peccato, la campana è piena … torno a casa (con la plastica), avendo però nel frattempo anche percorso 4 km.

Allora, se non vogliamo parlare del rispetto delle direttive europee, dei solenni impegni presi dall’amministrazione comunale ad ottobre 2012 circa il raggiungimento, entro la fine dello stesso anno, del 65% di raccolta differenziata, dell’applicazione della tariffa puntuale sui rifiuti e degli incentivi ai cittadini virtuosi che riciclano meglio, del contratto stipulato, in data 17/12/2013, dal comune di Rocca Priora con la Società SARIM ed avente per oggetto la raccolta dei rifiuti urbani con modalità differenziata domiciliare, (servizio che può essere immaginato soltanto in un futuro molto remoto) dicevo, se non vogliamo parlare di tutto ciò, almeno svuotateci le campane!

 

 

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