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Ambiente, Salute

Fiaccolata a Gallicano per dire NO al Biogas e dire si allo sviluppo

Il Comitato per Gallicano, in collaborazione con altri Comitati, ha organizzato per il 14 marzo una fiaccolata per le vie del paese di Gallicano nel Lazio allo scopo di sensibilizzare la popolazione e le amministrazioni sul fatto che larga parte dei cittadini non condivide le scelte fatte dalla politica.
Scelte che non aiutano la cittadinanza ma continuano a degradare l’Agro Romano ormai assediato dalla Capitale che vuole trovare nuove zone da sfruttare e cementificare. Oltretutto è un territorio sotto l’occhio vigile di chi ha devastato ed inquinato altre regioni italiane e che oggi cerca nuove zone su cui continuare a fare i propri affari.

di Claudio Auriemma

Ai cittadini non serve affatto una centrale elettrica della quale dovranno pagare le spese in bolletta mentre qualcuno ne percepirà i vantaggi economici grazie agli incentivi statali.
Questo è un progetto che nasce nel lontano 2008 e che nella completa disinformazione delle popolazioni coinvolte viene portato avanti da allora.
manifesto fiaccolata_LOW_definitivoIl tentativo goffo di giustificare l’aggressione ad uno dei polmoni verdi a ridosso della Capitale per trasformarlo in un area da cementificare con la scusa che ormai è già compromesso da opere che ne deturpano la natura agricola e paesaggistica. La visione vecchia e ormai fallimentare della politica che vuole un processo di sviluppo che segue linee guida in perfetta coerenza con quelle che hanno portato allo sfascio della nostra economia locale e nazionale. Hanno costretto noi, ma anche tanti altri cittadini, a prendere in mano la propria vita e ad opporsi a questo modo di intendere i piani di sviluppo di un territorio e i progetti di crescita delle generazioni future.

L’Agro Romano Antico, rappresenta, nella mente dei nostri amministratori, più che un valore, uno spazio fisico da poter utilizzare. Uno spazio libero da cose in modo da poterlo cementificare, dove far passare strade sempre più grandi, dove creare cantieri senza fine nei quali si potrebbero nascondere e interrare rifiuti, dove porre in essere progetti di produzione energetica anche inutili ma che servono ad intercettare fondi ed incentivi statali. Cancellando con un colpo di spugna tutta la storia che lo accompagna. Senza chiedersi il perché queste terre sono state al centro del Gran Tour, il viaggio di formazione delle classi dirigenti del passato. Nel ‘700 non si poteva dire di appartene alla “Upper Class” se non dopo aver conosciuto profondamente la storia dei Monti Prenestini attraverso viaggi e permanenze.

Queste scelte di “inviluppo” si fanno senza neanche provare a giustificarle ai cittadini ma solo con l’arroganza del potere di chi siede sulla comoda poltrona che gli è stata garantita da un confronto elettorale che hanno superato per miracolo, ma che loro sentono come un successo personale e non come un servizio alla cittadinanza. I cittadini a questo punto, diventano sudditi, nella migliore tradizione feudale. Devono servire il signore senza fare tante domande. Scomodi sono quelli che le fanno, noioso ascoltarli.

Non tutti però si abituano e sono concordi con questo sistema medioevale di gestione del consenso, pertanto ormai sono molti, moltissimi quelli che hanno capito che in realtà le proposte che arrivano da certe stanze non sono pensate per loro, ma sono pensate per chi quelle proposte le ha fatte e le vuole imporre alla cittadinanza.

La gente ormai, anche grazie ai nuovi mezzi di informazione, ha modo di accedere ad un numero sempre crescente di idee e contenuti che fa riflettere, approfondire, domandare e alla fine decidere.

Decidere di aver diritto ad una vera crescita del proprio territorio, di non vedere i propri figli ammalarsi di malattie respiratorie a causa delle polveri sottili per progetti dei quali dovranno solo pagarne le spese senza poterne avere nessun vantaggio. Decidere che hanno bisogno di veri progetti di sviluppo che portino clienti nelle loro attività commerciali o che garantiscano che le proprie abitazioni non perdano valore nel corso degli anni.

Questi amministratori sembrano non capire che il risultato fallimentare di una politica di sviluppo incentrata su attività delocalizzabili ha portato allo sfascio della nostra economia e ai livelli di disoccupazione ai quali assistiamo oggi. Qualsiasi fabbrica si può spostare in un paese dove il costo del lavoro è minore e i profitti a quel punto saranno maggiori. Ma la Cultura, il territorio, l’arte, l’archeologia non si possono delocalizzare e se opportunamente utilizzati possono dare reddito per sempre senza il pericolo che un giorno possano essere portati via. Il Colosseo, l’Appia Antica, L’insediamento dell’antica Gabii o la Villa di Massenzio non si possono spostare, sono li e li rimarranno. Basta farli funzionare come succede per i capitali culturali di tutto il mondo e daranno reddito.

Dimenticavo che questo è il paese in cui Pompei crolla giorno dopo giorno e dove la scuola, la cultura e la ricerca sono considerate un costo e non una risorsa. Ma questo è un paese gambero che preferisce andare indietro piuttosto che in avanti. A differenza del crostaceo però, noi non sappiamo esattamente dove andiamo, lui magari qualche idea ancora la conserva.

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Informazioni su Claudio Auriemma

Uno di quelli che ancora, nonostante tutto, ci stanno provando. Del resto il mondo lo hanno fatto quelli che ci hanno provato.

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