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Ambiente

Perché non vogliamo le centrali a biomasse-biogas – estratto dalle considerazioni del prof. Aldo Garofolo, ex docente di analisi chimiche all’università della Tuscia

Alle considerazioni “indiscrete”, false e sconclusionate di un sindaco messo alle strette ed in evidente difficoltà, noi rispondiamo con le considerazioni serie di un vero accademico circa l’inquinamento delle centrali a biogas. Questo non è un problema che interessa solo Gallicano nel Lazio, ma interessa anche chi vive a Ponte di Nona e dintorni (Corcolle, Tivoli, Valle Martella, Zagarolo, Palestrina, Rocca Priora ecc.) e qualcosa di ingiusto e dannoso prescinde da dove si vive.

La sostanza organica o biomassa (SO) contenuta nei rifiuti, sia urbani, sia da attività agricole, può essere degradata, stabilizzata ed eventualmente trasformata in fertilizzante in due modi: aerobico (all’aria) e anaerobico (in assenza d’aria).

di Aldo Garofolo

 

I due sistemi sono diametralmente opposti:

• L’aerobico demolisce la sostanza organica in modo “naturale” e non produce gas combustibili. Se utilizza SO selezionata (da raccolta differenziata spinta e potature verdi) produce un fertilizzante ottimo per impieghi in agricoltura e florovivaismo nella forma di compost di qualità.

• L’anaerobico agisce per lo più a caldo, con produzione di metano e altri gas (bruciati per ottenere energia elettrica) e in genere di percolato liquido inquinante. Il rifiuto esausto viene poi “stabilizzato” in presenza d’aria e, a seconda della tipologia, dà origine a un prodotto di composizione chimica e qualità nettamente inferiore al compost aerobico, oppure a un nuovo rifiuto da portare ancora in discarica.

Gli impianti di digestione anaerobica (in assenza d’aria) delle biomasse per produrre biogas (metano e altri gas), siano esse da FORSU (frazione organica dei rifiuti solidi urbani) o da qualsiasi altro organico, creano gravi conseguenze su ambiente e salute, in particolare producono:

Emissioni inquinanti gassose

Scarti inquinanti liquidi e solidi

Incremento reale dell’effetto serra

1) Le emissioni inquinanti gassose, pre-post combustione, minimizzate come “trascurabili” da tutti gli interessati al banchetto degli incentivi, sono invece presenti e come!, con tutto il loro carico venefico:

Anzitutto decine e decine di molecole organiche (espresse come COT, limite150 mg/Nm3) inglobate nel particolato e in particolare nelle nanopolveri.

Mercaptani, aldeidi, alchilsolfuri, idrocarburi alifatici, acidi grassi sono solo alcune delle sostanze volatili nocive e/o irritanti presenti. Quelle più pericolose comprendono gli idrocarburi clorurati e aromatici (benzene) cancerogeni.

I frutti avvelenati delle “innovative” e decantate tecniche di filtrazione dei fumi sono le nanoparticelle. La legge le ignora e, come trent’anni fa, fissa dei limiti per il solo particolato più grossolano (PM10: limite 10mg/Nm3), quello meglio bloccato dai filtri. E’ una presa per i fondelli se si pensa che i pericoli maggiori provengono dalle nanopolveri (più piccole di un micron) che nessun filtro riesce a fermare se non in parte, ma ci sono, sono tante e penetrano a fondo nei polmoni, nelle cellule.

Presenti anche l’ossido di carbonio potente veleno inibitore dell’emoglobina (CO limite 800mg/Nm3), che per quanto minimizzabile con catalizzatori ossidanti non scende mai sotto i 500-650 mg/Nm3, gli ossidi di azoto (NOx limite 500mg/Nm3) i cui valori sono sempre vicini se non superiori ai limiti massimi e per impianti ≤1mega watt sono ben 35kg/giorno (quantità di emissioni che corrisponde ai fumi prodotti da 10.000 automobili che in un giorno percorrono una distanza di 20 km), l’ammoniaca che per quanto in parte abbattuta si ritrova sempre nei gas emessi. Idem per l’idrogeno solforato (H2S).

(Secondo l’International Energy Agency – IEA Bioenergy – i biogas da biomasse contengono in media intorno a 10.000 ppm di H2S e circa 200 ppm di ammoniaca). I desolforatori usati negli impianti non fanno sparire il gas solfidrico, bene che vada ne intrappolano una parte (mai tutto) come residuo solido tossico e nocivo (costituito da solfuri metallici) da smaltire.

Per quanto riguarda l’impianto proposto a Gallicano si ipotizza che una torcia di emergenza sarà attivata per c.a. 1200 ore/anno. Questo particolare sfugge a molti, ma significa che per 1200 ore ogni anno viene bruciato gas grezzo super inquinato, così come si sprigiona dalla massa in digestione e quindi con tutta l’ammoniaca, l’idrogeno solforato, le particelle carboniose cancerogene e il micidiale particolato.

2) I liquidi e i solidi di scarto del ciclo sono a forte impatto inquinante, in primis i percolati, costituiti da alte % di azoto ammoniacale, metalli, salinità. Tutti gli impianti a biomasse-biogas riciclano sulla massa in digestione parte dei percolati a seconda che si tratti di impianti a secco o a umido. Il risultato non cambia: il cosidetto “compost di qualità” è una bomba ecologica a tempo sparsa nei terreni agricoli. Grazie anche alla crescita esponenziale di spore di batteri clostridium comprendenti botulino e tetano. L’aumento dei batteri termofili è documentato e connesso alla temperatura (55°C) a cui avviene di norma la digestione anaerobica, quale appunto quella dell’impianto di Gallicano.

Nelle specifiche progettuali si legge che ben 5000 t/a di materiale da avviare alla digestione anaerobica sono fanghi di provenienza esterna che comprendono il codice CER 190812, ovvero fanghi prodotti dal trattamento di acque reflue industriali dalla cui composizione ci si può aspettare di tutto.

Inoltre sempre a Gallicano i progettisti destineranno i fanghi super inquinati prodotti dalla filtrazione per osmosi del percolato al ricircolo sul materiale organico in compostaggio.

Questi due fatti sono di particolare gravità perché introducono nella massa compostata una quantità incredibile di sostanze inquinanti, tra cui i metalli pesanti.

Quindi la depurazione e/o la filtrazione dei percolati eccedenti, interventi con cui si vuole tranquillizzare la popolazione, non risolvono il problema perché generano comunque rifiuti tossici e nocivi, di cui nessuno parla. Idem per i filtri e biofiltri del digestore esausti, saturi delle sostanze tossiche sviluppate durante la digestione o combustione, inevitabilmente da smaltire in discariche speciali.

3) Gli ossidi di azoto e il monossido di carbonio, al pari dell’anidride carbonica hanno un impatto serra rilevante. La storia ridicola del preteso “impatto zero” – L’anidride carbonica emessa sarebbe uguale a quella catturata dalle piante da cui proviene l’organico – nasconde il fatto che il compostaggio aerobico storico, alternativo alla digestione anaerobica, non produce gas serra e mantiene il carbonio e l’azoto in forma organica, oro per le piante.

C’è solo un modo corretto di rispettare gli equilibri delicatissimi e ormai sconvolti del nostro mondo. Smettere di bruciare qualsiasi cosa, senza se e senza ma, perché qualsiasi combustione genera inquinanti e gas serra.

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Informazioni su Mario Galli

Mi piace la gente che vibra. Che non devi continuamente sollecitare.

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