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Ambiente, Eventi, Arte e Cultura

Quello non è solo un muro, è un simbolo

Il simbolo di come le amministrazioni gestiscono il nostro paese. Il simbolo dell’interesse privato nello sfruttamento del territorio. Il simbolo di come si possa calpestare un bene comune che invece di essere utilizzato per creare ricchezza a tutti, viene umiliato, cancellato per garantire ricchezza e privilegio a pochi. Non ha importanza quanto questo bene sia unico, irripetibile o di un valore inestimabile, l’importante è che non sia di intralcio a quei quattro personaggi interessati a ricavare profitto dalla zona in cui quel bene si trova. Disposti a vederlo sparire e con lui tutta la storia che lo accompagna perché devono costruire qualche palazzina da mettere in vendita e continuare a consumare suolo e riempire di cemento la nostra esistenza. Non perché serva alla gente, ma perché serve a loro.

di Claudio Auriemma

La storia che vi voglio raccontare è una storia triste e parte da molto lontano. Siamo a Tivoli alle porte di Roma, una città che vanta addirittura due siti patrimonio dell’UNESCO, Villa Adriana e Villa D’Este. Due capolavori dell’arte, dell’architettura e siti storici di importanza mondiale. Il luogo dove si svolge la nostra storia è Ponte Lucano e il monumento che sorge nelle sue prossimità, La torre che è il sepolcro dei Plautii. Siamo lungo la Via Maremmana alle porte della città. Dire che questo sia un luogo storico è dire poco. Il monumento di cui parliamo, edificato nel primo secolo dopo Cristo, è il simbolo stesso della città di Tivoli ed è rappresentato su almeno 300 quadri sparsi nelle collezioni d’arte di tutto il mondo. Su Ponte Lucano, il ponte in prossimità del mausoleo, nel 1155 L’imperatore Federico I detto il Barbarossa incontrò Papa Adriano IV. In questa occasione gli abitanti offrirono le chiavi della città all’imperatore che per riconoscenza concesse alla città di Tivoli di fregiare il proprio stemma con l’aquila del Barbarossa. Un sito di questa importanza in qualsiasi parte del mondo sarebbe sfruttato e valorizzato in modo da portare indotto turistico alla città che lo ospita, invece a Tivoli viene nascosto dietro ad un muro. Esatto gli viene costruito un muro a ridosso per “proteggerlo” dalle esondazioni del fiume Aniene.

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Come sa anche un bambino i muri non fermano l’acqua, per fare in modo che l’acqua non rappresenti un pericolo bisogna che le vie di fuga e i letti dei fiumi siano sgombri da detriti. Bisogna quindi dragare il letto dei fiumi e tenere pulite le vie di deflusso. A Tivoli invece no, si è pensato da erigere un muro alto oltre due metri a protezione del mausoleo che ha invece l’effetto esattamente contrario. Ad ogni esondazione del fiume il Mausoleo si trova in un lago, la via Maremmana si allaga e un goffo sistema idraulico composto da idrovore che scavalcano il muro si mette in funzione. Quello che potremmo tranquillamente definire un “accrocco” che consuma molto ma fa poca strada. 

Questo è il trattamento che riserviamo ad uno dei luoghi simbolo del “Grand Tour” di Goethe, uno dei viaggi di formazione delle classi dirigenti del passato. Non si poteva dire di aver viaggiato se non si passava in questo luogo. Lo scempio idraulico ed estetico non basta, a questo si aggiunge che il sito è ridotto ad un vero mondezzaio. Dalle siringhe abbandonate si passa alle bottiglie di birra che rotolano al vento, ad un casale del ‘600 puntellato e mai restaurato, per arrivare alla struttura che protegge le idrovore che raccoglie la mondezza durante le esondazioni che non viene mai ripulita e rimane li a perenne monito.

Come è possibile che all’estero la cultura del bello e della storia è una ricchezza e noi la nascondiamo dietro ad un muro senza che possa essere messa a disposizione del turismo e dei cittadini. Perché non riusciamo ad utilizzare l’indotto che la cultura può generare. Parlando con Urbano Barberini, fondatore della associazione Viva Tivoli che ha organizzato la manifestazione del l’11 gennaio e che ha messo in luce e attirato l’attenzione su questo scempio, veniamo a scoprire che esiste chi, in America, fa soldi con il sasso di Toro Seduto, e noi non siamo in grado di sfruttare un patrimonio di questa importanza paragonabile alle piramidi? La verità è un altra, la costruzione del muro non ha ovviamente origine estetiche ne di tutela di un bene artistico. Non ha nessuno scopo di riqualificazione di un luogo abbandonato a se stesso e neanche quello di arginare le acque che comunque esondano, ma ha il solo scopo di levare il vincolo R4 di zona soggetta ad esondazioni idriche.

Questo perché? Perché in questo modo è possibile lottizzare un terreno a pochi metri da ponte Lucano dove costruire un altro lotto di palazzine da cercare di mettere in vendita. A due passi da Villa Adriana ed in piena Buffer zone, o fascia di rispetto come vogliamo chiamarla. La zona di rispetto non è un invenzione letterale dettata dalla volontà di qualche esagerato che non vuole si costruisca a ridosso di un monumento. La Buffer zone nasce dall’esigenza di garantire la possibilità di effettuare ulteriori scavi archeologici in un area che non risulta ancora completamente esplorata. Questo allo scopo di portare alla luce eventuali altri ritrovamenti.
Un ulteriore violenza ad un territorio ormai sotto assedio dal punto di vista ambientale e di consumo del suolo. Si sacrifica uno dei luoghi simbolo del nostro paese per consentire un ulteriore opera di cementificazione.

Si distruggono monumenti che potrebbero rendere milioni di euro in visitatori ed in indotto verso la popolazione per favorire i palazzinari che hanno bisogno di case da vendere per arricchirsi. …”Come possiamo andare avanti in un paese che ha la metà dei siti patrimonio dell’unesco, ma vanta la metà dei turisti della Francia”.., ci spiega Urbano Barberini, ..”è ovvio che dobbiamo investire in cultura, lo capirebbe anche un idiota”.. “I turisti che arrivano qua, vedono questi monumenti nelle immagini d’arte nei Musei, poi arrivano qua e vedono questo pasticcio. Un obbrobrio estetico e idraulico, rimangono spaesati dicono ma questi sono pazzi.”
Il problema della riqualificazione di questa zona, sembrava stesse a cuore anche alle istituzioni tanto che fu stilato un protocollo di intesa firmato il 27 settembre 2005 tra i rappresentanti di: Ministero dei beni culturali e del Turismo, Autorità di Bacino del Tevere, Direzione Regionale per i Beni Culturali e paesaggistici del Lazio, Soprintendenza per i Beni architettonici e per il paesaggio del Lazio, Soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio, Agenzia regionale Difesa del suolo e Comune di Tivoli finora totalmente ignorato. ViVa Tivoli chiede che questo protocollo che parlava di una serie di misure da mettere in atto per la riqualificazione della zona, venga posto in essere.

Con l’occasione della manifestazione dell’11, vogliono porgere un appello alle società interessate ad edificare i famosi 60.000 metri cubi di cemento. La loro proposta è simbolica quanto attuabile, li invitano a partecipare alla realizzazione, nell’area della lottizzazione più lontana dalla Villa imperiale, di un Teatro e un Auditorium per quella che sarà definita la “Città della cultura”. Il Comune di Tivoli, che ancora deve creare il Piano di gestione dell’area circostante il sito Unesco, potrebbe trovare altrove aree di compensazione dove edificare le cubature non realizzate nel sito in questione.

Cosa aspettiamo ad incazzarci?

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Informazioni su Claudio Auriemma

Uno di quelli che ancora, nonostante tutto, ci stanno provando. Del resto il mondo lo hanno fatto quelli che ci hanno provato.

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