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Ambiente

Gallicano Nel Lazio, è lotta contro il biogas

Sulla Tenuta di Passerano, da sempre destinata all’agricoltura, incombe la minaccia di una centrale biogas: il Comitato, insieme ai cittadini, si oppone fermamente a questo progetto. L’impianto disterebbe circa 3 km da Corcolle…

di Lucrezia La Gatta  – www.fieradellest.it/

La Tenuta di Passerano, nonostante si trovi fisicamente all’interno della Regione Lazio, è invece amministrata dalla Regione Campania. Alla morte del proprietario del terreno, il Barone Quintieri, la tenuta è stata affidata ad un’associazione la quale, successivamente, è stata incorporata dalla Regione Campania. Ad oggi è la SAUIE a gestire l’eredità e le volontà del Barone il quale, affidando loro un testamento modale, ha specificato che l’area sarebbe dovuta rimanere agricola. La società, infatti, ha dimostrato la sua contrarietà sia nei confronti della centrale biogas che nei confronti della costruzione di un cimitero. Viste le volontà del defunto proprietario, il problema non dovrebbe presentarsi, ma non è così: il progetto, presentato dalla precedente Giunta Comunale, non è stato scartato da quella attuale.

questa è l'area dove dovrebbe sorgere l'impianto a biogas da 1 MW in località Passerano, Colle degli Zecchini. A meno di 500 mt dalle case di Valle martella, a due passi dalla bretella autostradale e dalla linea ad alta velocità

questa è l’area dove dovrebbe sorgere l’impianto a biogas da 1 MW in località Passerano, Colle degli Zecchini. A meno di 500 mt dalle case di Valle martella, a due passi dalla bretella autostradale e dalla linea ad alta velocità

Claudio Auriemma, del Comitato di Gallicano Nel Lazio, ci spiega come il biogas sia ormai un concetto superato ed abbandonato anche all’estero e che, secondo gli esperti del settore, sia altamente inquinante. “Cercano in tutti modi di farlo passare come un impianto di compostaggio, ma non lo è – ci spiega Auriemma – non è infatti prevista la fermentazione della parte umida in ambiente aerobico per la produzione di compost (fertilizzante ndr), ma si lavorerebbe in un ambiente anaerobico per la produzione di biogas”. In tal caso, i prodotti coltivati nella tenuta, andrebbero a finire direttamente nella centrale per la produzione del gas: “Un conto è produrre mais per essere immesso sul mercato alimentare, un conto è destinarlo direttamente all’impianto”. Se vi sono delle regole da rispettare per la produzione alimentare, queste non sussistono se il prodotto è destinato alla combustione: si verrebbe a parlare di mais transgenico e dell’utilizzo eccessivo di erbicidi e pesticidi che devasterebbero il terreno. “Il suffisso “bio” trae in inganno, fa pensare a qualcosa di biologico e sostenibile, ma non è assolutamente così” continua Auriemma.

In un incontro al Consiglio Comunale di Gallicano Nel Lazio, il Comitato ha invitato un esperto di energie alternative, il dott. Giancarlo Ceci, il quale ha illustrato un progetto di compostaggio che avrebbe tranquillamente sostituito la centrale. L’esperto, inoltre, si è addirittura proposto di lavorarci gratuitamente, ma il Consiglio non ha optato per questa soluzione, come prevedibile. Senza contare il fatto che tale impianto andrebbe a produrre solo 1 megawatt di energia, la stessa energia che si potrebbe ottenere consumando di meno. In Italia, inoltre, l’energia è superiore alle vere necessita della popolazione: perché mai aprire un’ulteriore centrale? Il motivo principale sono gli incentivi statali: come per gli inceneritori, da una parte si guadagna attraverso gli incentivi, dall’altra attraverso la vendita del gas. A monte, dunque, non vi sono altro che motivazioni economiche: qualcuno dovrà pur guadagnarci da questa storia e, di certo, non saranno i residenti. L’impianto, infatti, oltre ad inquinare il terreno, sorgerebbe a 450 metri di distanza da Valle Martella, una frazione di Zagarolo quando, secondo la legge, la distanza minima è di 800 metri. L’emissione di polveri sottili, la presenza di batteri ed il bio-metano, aggiunti al fatto che nella zona una brezza media percorre 14,4 km in una sola ora, minacciano non solo la salute degli abitanti di Gallicano nel Lazio, ma anche quella dei paesi e dei quartieri limitrofi. Corcolle, ad esempio, si trova a soli 3 km di distanza dall’area su cui verrà costruito l’impianto. Se si considera che solo a maggio 2012 si è scampato il rischio di una discarica, gli abitanti di Corcolle, e delle zone limitrofe come Ponte di Nona, si vedono nuovamente minacciati da un problema legato alla gestione dei rifiuti.

“Quando gli abitanti si mobilitano, risulta molto più difficile mandare avanti un progetto. Basti vedere cosa è successo a Corcolle: la gente ha protestato, è scesa in piazza e sono riusciti a bloccare i lavori per la discarica” 

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