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accade in questi giorni, Ambiente

La decrescita felice come esperimento per una crescita consapevole

Giancarlo ceci, dopo aver partecipato ad una conferenza promossa dal Movimento per la Decrescita Felice, ci ha inviato un suo commento sull’evento. Abbiamo voluto pubblicarlo integralmente. “Ieri, 28 ott, ho partecipato alla “1° Conferenza Nazionale sulla Decrescita, Sostenibilità e Salute ” , tenutasi nell’aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei deputati. Gli interventi dei relatori, rappresentanti di qualificate Associazioni Nazionali, sono stati di alto livello e spessore culturale e, vi garantisco, assolutamente più incisivi e realistici, rispetto alle tematiche “Salute/Ambiente”, dei “soliloqui” esternati dai politici intervenuti a conclusione della giornata di lavoro. Ancora una volta la classe politica, eccetto due rappresentanti, ha dimostrato la propria distanza dai problemi reali e la propria preferenza verso quelle soluzioni che usano il territorio, non lo tutelano e anzi ne fanno uno strumento di businnes. Di estremo interesse è stato lo sviluppo del tema “Salute” nelle sue varie declinazioni : Sostenibilità e Salute; Partecipazione attiva dei cittadini/pazienti; Consumismo farmaceutico e Multinazionali del settore; ecc. Anche in questo caso la maggioranza dei politici si è giustificata e autoassolta scaricando le loro incapacità sulla crisi economica e mancanza di fondi

di Maurizio Pallante

La decrescita non è soltanto una critica ragionata e ragionevole alle assurdità di un’economia fondata sulla crescita della produzione di merci, ma si caratterizza come un’alternativa radicale al suo sistema di valori. Nasce in ambito economico, lo stesso ambito in cui è stata arbitrariamente caricata di una connotazione positiva la parola crescita, ma travalica subito in ambito filosofico. È una rivoluzione culturale che non accetta la riduzione della qualità alla quantità, ma fa prevalere le valutazioni qualitative sulle misurazioni quantitative.

timthumbNon ritiene, per esempio, che la crescita della produzione di cibo che si butta, della benzina che si spreca nelle code automobilistiche, del consumo di medicine, comporti una crescita del benessere perché fanno crescere il prodotto interno lordo, ma li considera segnali di malessere, fattori di peggioramento della qualità della vita. La decrescita non è la riduzione quantitativa del prodotto interno lordo. Non è la recessione. E non si identifica nemmeno con la riduzione volontaria dei consumi per ragioni etiche, con la rinuncia, perché la rinuncia implica una valutazione positiva di ciò a cui si rinuncia. La decrescita è il rifiuto razionale di ciò che non serve.

La decrescita non si realizza sostituendo semplicemente il segno più col segno meno davanti all’indicatore che valuta il fare umano in termini quantitativi. La decrescita si propone di ridurre il consumo delle merci che non soddisfano nessun bisogno (per esempio: gli sprechi di energia in edifici mal coibentati), ma non il consumo dei beni che si possono avere soltanto sotto forma di merci perché richiedono una tecnologia complessa (per esempio: la risonanza magnetica, il computer, ma anche un paio di scarpe), i quali però dovrebbero essere acquistati il più localmente possibile. Si propone di ridurre il consumo delle merci che si possono sostituire con beni autoprodotti ogni qual volta ciò comporti un miglioramento qualitativo e una riduzione dell’inquinamento, del consumo di risorse, dei rifiuti e dei costi (per esempio: il pane fatto in casa). Il suo obbiettivo non è il meno, ma il meno quando è meglio. In un sistema economico finalizzato al più anche quando è peggio, la decrescita costituisce l’elemento fondante di un cambiamento di paradigma culturale, di un diverso sistema di valori, di una diversa concezione del mondo. È una rivoluzione dolce finalizzata a sviluppare le innovazioni tecnologiche che diminuiscono il consumo di energia e risorse, l’inquinamento e le quantità di rifiuti per unità di prodotto; a instaurare rapporti umani che privilegino la collaborazione sulla competizione; a definire un sistema di valori in cui le relazioni affettive prevalgono sul possesso di cose; a promuovere una politica che valorizzi i beni comuni e la partecipazione delle persone alla gestione della cosa pubblica. Se per ogni unità di prodotto diminuisce il consumo di risorse e di energia, se si riducono i rifiuti e si riutilizzano i materiali contenuti negli oggetti dismessi, il prodotto interno lordo diminuisce e il ben-essere migliora. Se la collaborazione prevale sulla competizione, se gli individui sono inseriti in reti di solidarietà, diminuisce la necessità di acquistare servizi alla persona e diminuisce il prodotto interno lordo, ma il ben-essere delle persone migliora. Se si riduce la durata del tempo giornaliero che si spende nella produzione di merci, aumenta il tempo che si può dedicare alle relazioni umane, all’autoproduzione di beni, alle attività creative: il prodotto interno lordo diminuisce e il ben-essere migliora.

Un abstract degli interventi dei relatori è visualizzabile da questo Link

Diretta streaming dell’evento : Decrescita, Sostenibilità e Salute – ROMA 28 Ottobre 2013

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